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06
Feb
2010

Proliferazione delle PEC ed incertezze giuridiche

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pecAlla fine la PEC è giunta nei nostri computer, per lo più si tratta di caselle postali certificate regalate, ma molti di noi hanno finalmente la tanto attesa PEC. In verità non tutti sono contenti di questa novità, se così si può chiamare, visto che la frammentazione dei gestori di PEC non si accompagna ad un mercato aperto alla concorrenza, anzi si stanno creando vari sotto mercati tutti monopolizzati.
Ad esempio c’è una azienda che fornisce la PEC agli avvocati, gratis il primo anno e poi a pagamento, e in alcuni casi dei servizi per avvocati non vengono resi se non si è in possesso di quella PEC, con la scusa che sarebbe l’unica a garantire la certezza del destinatario. Peccato che quella PEC l’azienda in questione l’ha fornita spesso senza controlli particolarmente stringenti sull’identità del titolare.
Poi ci sarà la PEC che il ministro Brunetta vuole regalare a tutti i cittadini che ne faranno richiesta, anche questa gratis si intende, anche se sono pronto a scommettere che l’azienda che si aggiudicherà l’appalto non fornirà le caselle certificate senza un corrispettivo che, alla fine, uscirà dalle nostre tasse. Questa PEC ministeriale servirà solo per le comunicazioni con la Pubblica Amministrazione.
Poi avremo le PEC dell’Aci, per le comunicazioni con l’Aci, quelle dell’Inps per le comunicazioni dedicate, Infocert la regale alle imprese, e così via, per non parlare degli avvocati, che di PEC ne dovranno avere ben tre, a seconda dei servizi che intendono utilizzare.
Si verifica, così, una frammentazione del mercato in tanti piccoli monopoli che non fanno certo bene alla concorrenza, ed inoltre, essendo la casella di posta elettronica, compreso quella certificata, comparabile col domicilio dell’utente, elettronico si intende, avremo una ulteriore frammentazione del domicilio degli utenti, con consequenziali danni per i cittadini. Ognuno di noi dovrà avere chissà quante PEC, ognuna per un servizio diverso.

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31
Gen
2010

Il decreto Romani ci avvicina alla Cina

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Dim lights

Nel Consiglio dei Ministri del 17 dicembre 2009 è stato approvato un decreto legislativo, il quale poi è stato sottoposto al Parlamento, dove questo dovrà esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante. Il decreto in questione, ribattezzato decreto Romani dal nome del viceministro con delega alla Comunicazione che lo ha predisposto, prevede una serie di norme riguardanti la comunicazione in genere, le televisioni, internet.
Il decreto tratta numerosi aspetti, ad esempio abbassa i tetti pubblicitari delle televisioni a pagamento (a beneficio delle altre), allenta gli obblighi di investimento nelle produzioni indipendenti, ma soprattutto l’aspetto che più ha fatto discutere è stata la regolamentazione delle video informazione in rete.

Secondo il decreto, infatti, la diffusione di immagini in rete deve essere parificata alle televisioni, per cui un sito internet che diffonde video deve sottostare alla medesima disciplina, e la diffusione di immagini via Internet (diretta streaming) a “carattere non incidentale” necessiterà di un’autorizzazione preventiva dal ministero delle Comunicazioni. In tal modo, sembrerebbe, qualsiasi sito, o blog, che fa uso di immagini in movimento (video) deve sottostare al controllo governativo. Saremo l’unico paese occidentale a richiedere questo tipo di autorizzazione per i video online!

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28
Gen
2010

Internet è libertà

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clinton

Da qualche giorno è nato un contenzioso tra Google e il governo cinese. Google ha deciso di contrastare la censura cinese nei confronti delle ricerche in rete, e il governo cinese sostiene che se Google non rispetterà le loro norme sarà oscurato.
In questo disputa è interessante l’intervento del segretario di Stato USA, Hillary Clinton, un discorso sulla libertà di internet, pronunciato al Newseum di Washington e subito criticato da Pechino. Questo intervento è molto importante, specialmente in un periodo in cui il governo italiano cerca di imporre restrizioni eccessive alla rete. Addirittura, circa il 31% della popolazione mondiale vive in paesi dove vige una qualche forma di censura in rete.
Secondo Alec Ross, segretario all’innovazione, dovremmo scegliere se “vivere in un mondo dove esiste un solo Internet o in un mondo dove le informazioni a cui abbiamo accesso, la conoscenza a cui abbiamo accesso dipende dal paese in cui viviamo”.

Di seguito trovate una sintesi del discorso della Clinton. La traduzione è di Carlo Antonio Biscotto.

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