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26
Giu
2009

51 prescrizioni per il terremoto del 1980

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Si dice che se non si impara dal passato si è destinati a ripetere gli stessi errori. Oggi, dopo un periodo di forte sovraesposizione mediatica, il terremoto dell’Abruzzo e le sue conseguenze passano quasi sotto silenzio, relegati nei settimanali, in un paese come l’Italia dove si legge pochissimo. In particolare non si parla più delle indagini per capire se nei crolli avvenuti durante il terremoto ci siano delle responsabilità individuabili, per comprendere se gli edifici sono crollati per difetti di costruzione, per speculazione edilizia.

Invece, proprio in questi giorni si è concluso il processo d’appello per le tangenti pagate per la ricostruzione del terremoto del 1980 in Irpinia. Sotto passati 30 anni e la ricostruzione non è ancora finita, ed anche il processo non lo è, visto che manca ancora il giudizio della Cassazione.
In appello una sola condanna, ma purtroppo ben 51 prescrizioni, un verdetto che appare come lo specchio della giustizia italiana ormai incapace di portare a compimento un processo importante, un giustizia sempre perennemente in ritardo rispetto ai fatti.
La corte di appello ha ritenuto che risulta provata la corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, ma un solo imputato, Antonio Fantini, ex presidente della regione e commissario straordinario alla ricostruzione all’epoca dei fatti, è stato condannato a 2 anni e 10 mesi di reclusione. Degli altri 51 imputati, 4 sono morti prima della sentenza, agli altri i giudici hanno riconosciuto le attenuanti generiche dichiarando così la prescrizione dei reati commessi. Dalla sentenza emerge comunque la conferma delle ipotesi della pubblica accusa, cioè che l’affidamento degli appalti per la ricostruzione era “orientato” dal pagamento di tangenti. Ma gli imputati si salvano ugualmente grazie alla prescrizione.

Speriamo che per il terremoto dell’Abruzzo si possa avere una giustizia più celere, che riesca a punire i colpevoli, se ve ne sono. Attualmente è in corso l’indagine per disastro colposo, relativo alla costruzione degli edifici, dove la procura ipotizza l’uso di materiali scadenti alla base dei crolli, e dell’aggravamento dei danni subiti dagli edifici. Inoltre esiste anche una indagine per presunte infiltrazioni mafiose negli appalti per la ricostruzione, e anche nella gestione dello smaltimento dei rifiuti. Speriamo che l’Abruzzo non diventi un’altra Irpinia.

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