Self publishingLa notizia è che la Commissione Europea ha formalmente aperto un’indagine sul mercato degli ebook, coinvolgendo diversi editori ed anche la Apple. Già da marzo erano state avviate le indagini sull’ipotesi della costituzione di un cartello atto a mantenere artificiosamente alti i prezzi dei libri elettronici.

Il libro elettronico ha cambiato completamente la visione romantica dello scrittore che nel chiuso del suo studio dà spazio alla sua personale fantasia, una concezione sicuramente molto parziale, ma alimentata dalla circostanza che l’autore in passato non ha mai avuto, tranne rare occasioni, contatti diretti col suo pubblico. Il collegamento con i lettori, infatti, è sempre stato mediato, non solo dalle pagine dei suoi libri, ma anche da una serie innumerevole di strati costituiti dai distributori, dagli stampatori, ma principalmente dagli editori.

A ben vedere, in effetti, i veri clienti degli scrittori sono sempre stati gli editori, perché sono questi a decidere se un libro va pubblicato o meno, per cui il loro giudizio è sempre risultato più importante di quello del pubblico. Questa è una evidente stortura nell’ambito dell’editoria, che forse comincia a ridursi.
Infatti, quella che una volta era definita “vanity press”, vezzo degli autori rifiutati dagli editori ma presuntuosi al punto di pubblicare da sé le proprie opere, oggi è diventato il self publishing (auto pubblicazione) o anche book on demand, e grazie ad internet è un fenomeno che promette di portare grandi cambiamenti in un mercato da troppo tempo statico.

La lezione dell’avvento del digitale, dopo aver fatto illustri vittime nel settore dei Dvd, costringendo Blockbuster a portare i libri in tribunale mentre il rivale Netflix con il suo digital delivery raddoppiava il fatturato, nel settore dei libri ha costretto anche Barnes & Noble, il semimonopolista dei libri che solo qualche anno fa capitalizzava oltre 2 miliardi di dollari, a confrontarsi con la dura realtà della competizione online, e in particolare con Amazon che oggi, grazie anche alle vendite del lettore di ebook Kindle, vale ben 55 miliardi, contro gli ormai 800 della vecchia corazzata dell’editoria.
Anche nel mercato dei libri sono sorte le contrapposizioni tra chi deplora la fine delle librerie tradizionali, così come per i negozi di dischi, e chi inneggia al nuovo corso digitale tout court. Molti hanno anche cavalcato l’argomentazione sentimentale dell’esperienza fisica del libro, col suo frusciare delle pagine impossibile da replicare con un ebook.

Ma tutto ciò non modifica i termini del problema, e cioè che se un tempo l’editore si poneva come intermediario tra lo scrittore e i suoi lettori, oggi si va sempre di più verso la disintermediazione, favorendo il contatto diretto. Il dialogo con i lettori, per chi ha dimestichezza con la rete, può davvero essere fondamentale per un autore, consentendogli di intrecciare discussioni e commenti tramite un suo blog, e arricchire il libro di contenuti multimediali, così allungando il ciclo vita del libro e raggiungendo nuovi lettori. Tutte attività non supportate da nessun editore tradizionale.

Oggi sono sempre più gli autori che affiancano un dialogo online alla normale attività di distribuzione tramite editore, come del resto molti nuovi autori iniziano direttamente con la distribuzione elettronica delle proprie opere. Si moltiplicano le storie di autori self published, come Amanda Hocking, una ventiseienne che non ha mai pubblicato nel modo tradizionale, ma ha venduto quasi un milione di copie dei nove ebook che ha scritto in meno di un anno, e il suo ultimo libro sembra essere venduto al ritmo di circa 100.000 copie un mese. Tramite Amazon.

Uno dei motivi che rende appetibile l’autopubblicazione è la possibilità di scegliere il costo del libro, così mantenendo significatamente bassi i prezzi rispetto ai libri tradizionali al punto che diventa più facile vendere molte più copie. Inoltre non si perde tempo a cercare un editore disposto a pubblicare un libro, considerando anche che gli editori tendono a favorire autori già affermati e a diffidare dei nuovi scrittori. E, generalmente, i guadagni sono in proporzione molto più elevati. Se un editore tradizionale, infatti, cede all’autore l’8-10%,, quando va bene, un self publishing può concedere anche il 70-80% (tolte le spese vive di stampa). E, cosa di non poco conto, l’autore rimane titolare al 100% dei suoi diritti, potendo anche ripubblicare il libro con altro editore o venderlo in proprio, a differenza dell’editoria tradizionale che si appropria sostanzialmente della vita del libro, riservandosi il diritto di decidere se ristamparlo o meno.

Per un artista deve essere una vera tortura dover andare soggetto alle decisioni dell’editore. Egli, orgoglioso della sua opera non vede l’ora di condividerla, invece l’editore si prende il tempo che ritiene per valutare il libro, e poi decide se e come pubblicarlo. Una pubblicazione internazionale può richiedere anche anni, per non parlare del fatto che tutte le decisioni (se ristamparlo, se toglierlo dal catalogo stabilendo così unilateralmente se sussiste ancora interesse per il libro) sono nelle esclusive mani dell’editore. Insomma, se è vero che l’editore ha dalla sua parte il rischio d’impresa, è anche lampante che lo scrittore perde, col tradizionale contratto di edizione, il controllo del proprio lavoro e della propria opera.

La politica editoriale della scarsità indotta, che si realizza tramite l’applicazione di finestre (tempi intercorrenti tra le varie edizioni, tra le varie ristampe, ecc…), e di prezzi artificiosamente alti (anche per gli ebook) è lo strumento attraverso il quale l’editoria tradizionale mantiene il controllo dell’opera degli scrittori, ancora oggi nonostante la promessa di ampia connettività della rete. Tutt’ora gli editori lavorano sodo per mantenere il loro ruolo di intermediari tra autori e pubblico, al punto che anche il commissario europeo all’Agenda Digitale, Neelie Kroes, durante l’ultima Fiera del libro di Francoforte, ha chiarito che “le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) possono dare una mano. In tutti i tipi di settori, le Ict possono aiutare gli artisti a tenersi in contatto con il pubblico, direttamente e a basso costo. E possono aiutare il pubblico a trovare e a godere di materiali che si adattano alle loro specifiche esigenze, interessi e gusti”, in quanto il basso prezzo applicabile consente di pubblicare anche prodotti di nicchia che non avrebbero un grande pubblico.
Per la Kroes “una normativa vincolante che detta la sequenza e il periodo di rilascio delle finestre appare inflessibile - e può rendere più difficile, non più facile, fornire e acquistare contenuti in maniera legale”.

Insomma, internet dà la possibilità di ripensare il libro secondo schemi del tutto nuovi, e soprattutto può rendere possibile agli artisti riappropriarsi del loro ruolo di narratori per il pubblico, della loro libertà intellettuale che viene limitata dai contratti editoriali.
L’editoria sta cambiando grazie alla rete, e storie come Amanda Hocking saranno sempre più comuni in futuro. Purtroppo pare che gli editori, invece, non abbiano alcuna intenzione di cambiare, e non vogliano mollare il controllo sul lavoro degli autori, mostrandosi sordi al campanello d’allarme.
Così vediamo che le protezioni (drm) applicate dagli editori tradizionali agli ebook impediscono di usare il file digitale se non su lettori dello stesso produttore e lasciano il controllo del file all’editore anche dopo la vendita.
Così veniamo a conoscenza dell’indagine della Commissione europea per pratiche anticompetitive relative al mercato degli ebook.
Così leggiamo di come Terrill Lee Lankford ha rifiutato un accordo con un grande editore perché questi voleva anche i diritti per il futuro ebook, trattenendosi addirittura il 75% delle entrate. L’autore ha rifiutato di pubblicare con quell’editore.
Considerato che l’apporto di un editore ad un ebook è decisamente inferiore rispetto al libro tradizionale, limitandosi alla conversione, alla piattaforma e alla pubblicità, Lankford ha ritenuto l’offerta decisamente inaccettabile: “The fact that a writer in my position resisted the temptation of good money and a traditional publishing deal should give you an indication of how outrageous some of us consider the current "industry standard" e-book split. This is how a revolution begins. One disgruntled citizen at a time” (“il fatto che uno scrittore nella mia posizione ha resistito alla tentazione dell’anticipo e di un contratto di pubblicazione tradizionale dovrebbe dare un'indicazione di quanto sia scandaloso l’attuale contratto per gli ebook. Ecco come inizia una rivoluzione. Un cittadino scontento alla volta”).