rifiuti raeeFinalmente, con un leggero ritardo (subito dopo il passaggio al digitale terrestre!!!!) rispetto alla direttiva europea del 2002 e al decreto di recepimento in Italia del 2005, il 18 giugno 2010 è entrato in vigore il decreto n. 65 del 2010 per il ritiro dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) da parte dei punti vendita. Il decreto impone l’obbligo del ritiro “uno contro uno”, nel senso che al momento dell’acquisto di una apparecchiatura elettronica è possibile portare al punto vendita una apparecchiatura con caratteristiche analoghe e il venditore è obbligato a ritirarla per avviarla ad un corretto smaltimento.
L’obbligo in questione è a carico sia dei produttori che dei distributori “compresi
coloro che effettuano televendite o vendite elettroniche”, che ora dovranno iscriversi al Registro dei Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche e stabilire le modalità organizzative per procedere. I consumatori dovranno essere avvertiti mediante avvisi ben leggibili nei punti vendita.




Secondo una inchiesta di Greenpeace ed una di Altroconsumo i distributori italiani faticano ancora ad adeguarsi alla normativa, anche se hanno avuto tempo dal 2005 per potersi attrezzare. In alcuni casi fanno addirittura pagare a parte il ritiro (mentre il contributo Raee è già compreso nel prezzo), duplicando il costo a carico del consumatore.

Ma il problema più pressante riguarda le vendite online e i siti di ecommerce di prodotti di elettronica, in quanto tale obbligo rischia di generare costi che abbattono i vantaggi della vendita tramite internet, ed erodono i margini di profitto di tanti siti di ecommerce. Una norma del genere è pensata ovviamente per le grandi catene di distribuzione che dispongono di magazzini, a differenza di tanti negozi online che non dispongono, tranne casi particolari, di una struttura in grado di gestire il ritiro dei Raee. A questo punto, quindi, molti distributori online non sono in grado di adempiere all’obbligo di legge, anche perché non è chiaro se il ritiro dell’usato deve avvenire al domicilio del consumatore, oppure se ad un luogo di raccolta indicato. Ovviamente i distributori online che si appoggiano a reti di magazzini o punti vendita fisici, possono ovviare chiedendo al consumatore di portare l’apparecchio da dismettere al punto vendita dove sarà ritirato, o addirittura predisporre le procedure per il ritiro al domicilio, ma per gli altri negozi online che non hanno una rete fisica, l’adeguamento alla normativa non è proprio semplice.
Per il momento, quindi, il comparto ecommerce italiano, che già è di dimensioni ridotte rispetto ad analoghe realtà europee, si trova a dover risolvere questo problema di non poco conto.