lettura-libriLo psicologo Nicholas Carr nel suo articolo Is Google Making Us Stupid? afferma che l’uso di internet alla lunga rende stupidi, in particolare comporta una crescente difficoltà alla concentrazione e fa perdere l’abitudine alla lettura. Internet, quindi, renderebbe più difficoltoso concentrarsi sulla lettura costringendoci a digerirla a piccoli blocchi.
Lo studio di Carr viene poi ripreso, a distanza di 2 anni, dal Corriere della Sera che ci tiene ad evidenziare la pericolosità delle rete, anzi la “dittatura” della rete che rende stupidi, superficiale, uccide la creatività ecc….

Probabilmente un fondo di verità in tutto ciò c’è, ma la conclusione che internet renderebbe stupidi non è proprio così dimostrata come apparirebbe. Lo stesso Carr ammette che il suo primo studio parte da osservazioni personali, anche se poi dice di aver voluto approfondire la sua tesi. Più o meno, pare di capire, sta cercando conferme a posteriori della sua convinzione!

Una recente ricerca della Nielsen per conto dell’Associazione Italiana Editori, invece, smentisce la leggenda che vorrebbe gli internauti ignoranti, scoprendo che i ragazzi di oggi, la cosiddetta generazione web, leggono molto di più della media italiana. Oggi tale dato è del 57% relativamente ai ragazzi tra i 16 e i 17 anni, a confronto della media nazionale che è del 45%, ma la cosa interessante è che tale evoluzione non pare arrestarsi, visto che i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni staccano gli adulti di quasi 20 punti percentuali.


Ciò che emerge da questa e da ricerche simili è il fatto che le nuove generazioni hanno la tendenza ad assorbire informazioni da più fonti diverse contemporaneamente, nello specifico i 16enni da ben 23 dispositivi. Passano dalla televisione al computer, dall’iPod al cellulare, dalla console alla radio, ma riescono anche a trovare il tempo per leggere libri oltre i testi scolastici, a differenza degli adulti sempre meno propensi alla lettura.
Appare evidente che la moltiplicazione delle fonti non comporta l’elisione delle stesse, cioè non si sostituisce semplicemente una fonte ad un'altra, semplicemente le fonti si affiancano.
Ovviamente, e questo è il dato reale che si può riscontrare alla base dell’articolo dello psicologo Carr, è evidente che la diversità delle fonti comporta un periodo più limitato da dedicare ad ognuna di esse, come per i libri. Ma nel complesso comunque il tempo dedicato alla lettura di libri, anche se talvolta si tratta di pubblicazioni lette su dispositivi digitali, è maggiore nella generazione web rispetto alle generazioni precedenti, e questo è un dato che fa ben sperare.

Invece, da una ricerca americana, come si legge sul sito dell’AIE, “lettura e tv sono inversamente proporzionali: i ragazzi che hanno la tv in camera leggono meno, 34’ contro i 46’ di chi invece non ce l’ha”. Direi che non c’è molto da aggiungere. Forse il professor Carr dovrebbe studiare più gli effetti della TV sulla concentrazione e la superficialità!