Firma la petizione per denunciare all’Europa la legge bavaglio.

Al Parlamento Europeo
Alla Commissione Europea
Al Consiglio dell'Unione Europea
Personalità europee varie
Europarlamentari

L’Europa, attraverso la BCE, ci ha dato la linea di indirizzo per salvare la nostra economia. Chiediamo che, con la stessa autorevolezza, faccia rispettare la sua carta dei diritti fondamentali perché qui stiamo rischiando di perdere la libertà di stampa. Confidiamo che un ruolo delle istituzioni europee possa essere, ancora una volta, determinante, per il Paese.


Nei prossimi giorni, probabilmente mercoledì 12 ottobre 2011, il Parlamento italiano voterà per l’approvazione di una delle leggi più liberticide che mai abbia conosciuto l’Europa. La legge in questione, conosciuta in Italia come “DDL Intercettazioni”, ha l’evidente scopo, sempre più evidente in quanto l’iter di questa norma è stata accelerato nel momento in cui sono comparse sui giornali italiani (e non solo) intercettazioni ed atti di indagine relativi a procedimenti penali contro politici italiani di primo piano, da un lato di limitare pesantemente le attività investigative della magistratura, e dall’altro impedire che i giornalisti, ma non solo, possano poi raccontare ai cittadini quel poco delle indagini giudiziarie che in qualche modo si sono potute eseguire nonostante le restrizioni delle nuove norme; fino a prevedere il carcere per i giornalisti.

Tali norme sono in aperto e profondo contrasto innanzitutto con le norme costituzionali interne, prima di tutto l’articolo 1 comma 2 che garantisce l’esercizio della sovranità popolare, sovranità che, come affermato dalla Corte di Cassazione italiana con la sentenza n. 16236 del 2010, può essere esercitata solo nel momento in cui il popolo sia correttamente e compiutamente informato. È di solare evidenza che nascondere atti di indagine al popolo significa impedirgli di poter giudicare i suoi rappresentanti politici correttamente e compiutamente.
Ulteriore contrasto si realizza con l’articolo 101 della Costituzione in base al quale “La giustizia è amministrata in nome del popolo italiano”, norma che presuppone che il popolo italiano possa, anzi debba conoscere per tempo le modalità di amministrazione della giustizia, e questo non può che avvenire a mezzo della stampa. Per non parlare dell’ovvio contrasto con l’articolo 21 che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero.

Altresì questo disegno di legge risulta palesemente in contrasto con norme, regolamenti, direttive europee, ed anche con lo stesso Trattato dell’Unione Europea.
Ad esempio la raccomandazione del Parlamento europeo, del 27 marzo 2009, invita gli Stati membri a “garantire che la libertà di espressione non sia soggetta a restrizioni arbitrarie da parte della sfera pubblica e/o privata e ad evitare tutte le misure legislative o amministrative che possono avere un effetto dissuasivo su ogni aspetto della libertà di espressione”. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, come ebbe a ricordare il commissario europeo Viviane Reding, stabilisce che la libertà di espressione costituisce un principio basilare dell’Europa e qualsiasi restrizione od ostruzione al giornalismo d’indagine può essere considerata come un grave attentato alla libertà di espressione (art. 11). La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), con la sentenza del 10 febbraio 2009, ha sancito che la libertà di stampa prevale sulla privacy (la cui tutela è spesso usata in Italia quale schermo per giustificare una norma così liberticida), così da tutelare il diritto dei cittadini di ricevere informazioni su ciò che accade nei palazzi del potere. Con la sentenza del 7 giugno 2007, il Tribunale di Strasburgo ha stabilito che il diritto della stampa di informare su indagini in corso e il diritto del pubblico di ricevere notizie su inchieste scottanti prevalgono sulle esigenze di segretezza: il diritto dei cittadini di conoscere i fatti vince sempre sulla segretezza delle carte processuali.

E, infine, non possiamo dimenticare la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo che recita: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere” (art. 19).

È importante notare che non si tratta solo di un problema soltanto di diritto interno, ma di norme che potrebbero avere un impatto sull’intera Europa, in quanto potrebbe sorgere la giurisdizione della magistratura italiana anche per reati commessi da cittadini stranieri, purché il soggetto leso sia un cittadino italiano o parte dell’azione avvenga in Italia. Non si tratta di paure infondate, basti ricordare l’incriminazione dinanzi ai giudici italiani del marine americano che in Iraq uccise l’italiano Calipari, oppure la condanna di Google per mancato rispetto della normativa sulla privacy italiana, nonostante i server dell’azienda Usa non siano presenti in Italia. Si tratta, quindi, di una problematica che può, e deve, interessare anche l’Unione Europea.

Stiamo parlando di un progetto di legge che ha avuto il demerito di assommare fin troppe bocciature e critiche da qualsiasi istituzione internazionale che se ne sia occupata. Possiamo, ad esempio, ricordare Frank La Rue, relatore speciale dell’ONU sulla libertà di opinione e di espressione, che il 13 luglio 2010 aveva chiesto al governo italiano di abbandonare questo disegno di legge. Oppure Dunja Mijatovic, rappresentante per la libertà dei media dell’OSCE, che il 15 giugno del 201 ha invitato l’Italia a rinunciare alla proposta di legge.

La conseguenza dell’approvazione del DDL intercettazioni sarà di indurre un artificioso e strumentale silenzio stampa, perdurante fino ad anni dopo i fatti oggetto di indagine, con enorme pregiudizio del diritto di cronaca e dei diritti democratici dei cittadini italiani.
Come sostenne Hugo La Fayette Black (1886-1971), Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti: “La stampa deve servire ai governati non ai governanti. Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo”.