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06
Ago
2009

Ricordiamo Don Peppino Diana

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L’Italia è un paese dalla memoria corta e dal perdono facile. Tutto si dimentica, anche le peggiori nefandezze, e tutto si perdona, anche le peggiori atrocità.
Una volta c’era un parroco che ebbe la forza di ergersi a simbolo contro la camorra, che si dedicò al contrasto della mafia, un giovane sacerdote che visse come esempio, modello di vita vissuta con sacrificio al servizio del prossimo, degli angariati, in particolare di coloro che soffrivano l’oppressione della camorra, un sacerdote i cui scritti testimoniano di una vita limpida e non discutibile. Per questo, per il suo impegno antimafia, perché parlava apertamente contro la mafia, fu ammazzato.

Il segno che Don Peppino Diana ha lasciato nelle coscienze è ancora forte, indelebile, tanto che all’ultima celebrazione in sua memoria è scesa in piazza una marea di giovani.
Adesso quella memoria viene infangata, il presidente della commissione ecomafia insinua che le motivazioni dell’omicidio potessero essere altre, sostiene che i moventi non sono chiari: “Nel processo qualcuno ha parlato di una vendetta per gelosia, altri hanno riferito che sarebbe stato ucciso perché si volevano deviare le indagini che erano in corso su un altro gruppo criminale. E altri hanno riferito anche il fatto che conservasse le armi del clan. Nessuno ha mai detto perché è avvenuto questo omicidio, visto che non c’erano precedenti per ricostruire i fatti. Se uno conosce le carte del processo conosce che ci sono indicate da diverse fonti, diversi moventi”.
Dobbiamo ricordare che l’onorevole Pecorella, oggi presidente della commissione per le ecomafie, all’epoca fu anche l’avvocato difensore di Nunzio De Falco, prima imputato e poi condannato come mandante dell’omicidio del sacerdote, e nel contempo, mentre difendeva l’assassino di Don Diana, era anche presidente della commissione Giustizia.

Si deve quindi ribadire che, invece, dalla sentenza di condanna dell'assassino di Don Diana, si ricava abbastanza chiaramente che i motivi dell'omicidio sono da ricercare nell'impegno di Don Peppino contro la mafia casertana. I giudici di appello spiegano chiaramente che Don Diana era “attivo verso la gioventù locale e comunque impegnato sul fronte anticamorra, nei limiti e con le potenzialità disponibili di un semplice parroco di una provincia martoriata dal crimine organizzato”, e viene definito come un soggetto dalla “Forte carica simbolica”. Insomma, è stato ucciso per il suo impegno antimafia, per l’esempio che dava a tutti, e che rimarrà forte nella memoria di chi lo ha conosciuto, un esempio per le migliaia di giovani che ogni giorno fanno vivere il suo messaggio sulle loro gambe.
Don Peppino Diana era un parroco che, in un periodo oscuro, ebbe il coraggio di assumere una posizione netta contro la camorra, richiamando i giovani all’osservanza delle regole contro lo strapotere della criminalità organizzata, lo facevo ogni giorno con le sue omelie e con i suoi scritti, un esempio di lotta costruttiva e non violenta alla mafia.
Per questo è stato ammazzato!

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Giovedì 06 Agosto 2009

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