braccialetto-elettronicoOvviamente non si tratta dell’ultimo gioiello creato da qualche rinomato orafo e griffato da un noto stilista, ma più banalmente del braccialetto elettronico, quel gadget tecnologico che avrebbe dovuto far risparmiare soldi ai contribuenti italiani e nel contempo contribuire a svuotare le carceri. Le parole del capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria si rivelarono purtroppo fallaci, quando nel 2001 disse che grazie al braccialetto si sarebbero risolti i problemi di sovraffollamento delle carceri, consentendo ai circa 4.100 detenuti con due anni di carcere da scontare, di poter usufruire dei domiciliari.

Introdotto nel 2001 dal governo Amato, nonostante gli addetti ai lavori non fossero molto convinti, venne affidato ai privati. Infatti viene fornito da Telecom Italia in esclusiva e costa 11 milioni di euro l’anno con un contratto decennale.
Purtroppo il primo detenuto che si offrì volontariamente per la sperimentazione dell’avveniristico gadget della Giustizia, dopo poco si dette alla macchia. A lui ed altri detenuti è bastato staccarsi il braccialetto per rendersi irreperibili. Per questo motivo i magistrati e i poliziotti non si fidano più tanto, e sono restii ad usarlo.
Quindi, dal 2001 ad oggi sarebbero stati usati, in media, poco più di una decina di braccialetti l’anno, per un costo annuale del singolo apparecchio di, appunto, un milione di euro.
Si tratta, ovviamente, di un cifra insostenibile per un’innovazione tanto sbandierata all’epoca e poi di fatto mai utilizzata, specialmente in un paese in forte crisi economica, dove la Giustizia soffre di scarsità di risorse al punto che alcuni tribunali sono carenti addirittura di carta per scrivere.

Purtroppo, nonostante questo costosissimo aggeggio sia risultato sostanzialmente inefficace, ed attualmente la tecnologia è diventata obsoleta, il contratto firmato nel 2001 con la Telecom ha obbligato lo Stato fino al 2011, grazie ad una clausola poco lungimirante.
In prossimità della scadenza del contratto, l’associazione Il Carcere possibile ha anche presentato un esposto alla Corte dei Conti sui costi del braccialetto, con la speranza che si possa ovviare a questo enorme spreco di risorse, casomai tagliando l’ “esclusiva” con il gestore telefonico, oppure semplicemente ottenendo una riduzione del prezzo.
Peccato che quando si parla di sprechi della Giustizia, stranamente ci si focalizza troppo spesso sulle intercettazioni.