AgCom: task force antipirateriaAGGIORNAMENTO: il Commissario Preto ha smentito la notizia precisando che il 24 maggio non verrà presentata alcuna bozza di regolamento ma si terrà un convegno in materia.
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Tante novità in arrivo dall'AgCom, come ci notizia Tom's Hardware. Il Commissario AgCom Preto ha infatti anticipato che a breve dovrebbe essere pubblicato un regolamento inteso a combattere la pirateria online.
La priorità è quella della velocità d'intervento. Sostiene Preto: "già in passato, il Garante ha messo a punto delle ipotesi di regolamentazione. Ma i tempi per chiudere i processi ai sospettati arrivavano a 60 giorni. Soluzione che la Commissione UE ha bocciato. Ora noi vogliamo quasi dimezzare l'attesa, portandola a soli 35".
Quindi l'AgCom istituirà addirittura una taskforce antipirateria con il precipuo compito di contrastare le violazioni del copyright in internet nel più breve tempo possibile.

La procedura dovrebbe essere la seguente. A fronte di una segnalazione circostanziata la taskforce dell'AgCom si occuperà di inviare in soli due giorni una formale diffida al sito accusato di pirateria.
La diffida indicherà specificamente i contenuti segnalati come illegali. Altra caratteristica della procedura è, quindi, la selettività. La rimozione, infatti, riguarda singoli contenuti e non pare prevista la possibilità di oscuramento di un intero sito o dominio. Appare evidente che la procedura dovrebbe riguardare solo i siti soggetti alla giurisdizione italiana.
Il titolare del sito avrà 10 giorni di tempo per difendersi davanti allo stesso Garante per le comunicazioni. La procedura si concluderà nei 15 giorni successivi.

Sorgono molti dubbi in merito. La segnalazione si prevede che debba essere circostanziata. La domanda è d'obbligo: quanto circostanziata? Perché se per "circostanziata" si prevede una dettagliata indicazione delle parti, del link del quale si prevede la rimozione, allora niente di nuovo. Per essere realmente circostanziata la segnalazione dovrebbe indicare esattamente quale diritto il segnalante vanta sul contenuto presente online in modo che l'AgCom possa effettuare una verifica sostanziale e se su quel contenuto esistono diritti concorrenti.

Per quanto riguarda la diffida appare positivo l'indicazione specifica dei contenuti segnalati in violazione delle norme.

Per quanto riguarda il titolare del sito è essenziale che si chiarisca chi è il soggetto al quale andrà indirizzata la diffida. Questo perché tale soggetto avrà un ristretto termine (10 giorni) per spiegare le sue ragioni davanti all'AgCom. Non dimentichiamo che, nonostante i continui tentativi istituzionali e delle multinazionali di banalizzare la cosa, la procedura di verifica dei diritti che insistono su un contenuto è decisamente complessa al punto che nel nostro (e non solo) ordinamento è demandata a tribunali specializzati. Questo perché su un medesimo contenuto possono insistere numerosi diritti concorrenti, di soggetti diversi e per territori diversi, che consentono l'utilizzo di quel contenuto, senza dimenticare che esistono anche le utilizzazioni libere, cioè eccezioni al diritto d'autore, la valutazione delle quali non è affatto semplice.
Insomma, non è affatto sufficiente che un soggetto si qualifichi come titolare di un diritto d'autore per concludere che tutti gli altri soggetti sono in violazione di legge a prescindere. Se il soggetto al quale viene inviata la diffida non è in grado di rappresentare le sue ragione perché non è al corrente della situazione si corre il rischio di rimuovere un contenuto del tutto legittimo.
Inoltre ci si chiede cosa accadrà nel caso in cui per qualche ragione il titolare non sia raggiungibile (non ha una mail attiva, il provider non ha contatti di riferimento). La procedura si interrompe oppure si continua senza contraddittorio?
Infine, viene da chiedersi se quei 10 giorni non sono troppo pochi, nel senso che se il termine cade in periodo festivo, sotto Natale o in agosto, il rischio concreto e che il titolare non abbia contezza della diffida oppure sia impossibilitato a difendersi (perché ad esempio è all'estero).
Comunque è decisamente positivo che si è compreso, finalmente, che è necessario procedere ad una rimozione selettiva dei contenuti e non all'oscuramento di un intero sito.

Il Commissario Preto ha anche aggiunto che c'è l'intenzione di contattare i grandi network come Google e Yahoo al fine di sottrarre spazio alla pirateria, probabilmente con rimozioni dei siti illegali dagli indici di ricerca. Altra possibilità allo studio sarebbe il coinvolgimento del processori di pagamento come PayPal e Visa, per il blocco dei finanziamenti ai siti illegali.

Ed a completamento del discorso, ma questo riguarda ben altra materia, c'è l'intenzione di ottenere un accordo per gli editori sulla falsariga di quello siglato in Belgio e Francia, un compenso per i contenuti indicizzati da Google News. Come è noto la Germania, invece, sta studiando da tempo una vera a propria legge (Google tax).

Tornando al regolamento AgCom, oltre ai dubbi specifici, permangono gli stessi dubbi generali che si addensavano sul precedente regolamento. Alla fine la pirateria "sempre un reato rimane", come disse il precedente Presidente dell'AgCom, per cui il principale dubbio è da dove sorga la legittimazione dell'AgCom ad operare in una materia per la quale sussiste la riserva di legge. Con il precedente regolamento alla fine si voleva risolvere l'impasse a mezzo di un decreto che però non fu mai emanato. Interessante notate che anche l'estensore del decreto, commentando la bozza sostenne che la stesura finale avrebbe previsto l'intervento di un giudice. Il nuovo regolamento prevede anch'esso l'intervento di un giudice?
Nell'ordinamento italiano non esiste un "doppio binario giudiziario o amministrativo" in materia, e semplicemente non è possibile che vi siano due valutazioni, una amministrativa ed una penale, di contenuti illeciti o presunti tali. È questo l'ostacolo invalicabile per l'AgCom, l'inesistenza di una legittimazione alle rimozioni, e l'impossibilità di sottrarre la materia al magistrato, unico depositario di giurisdizione in materia di diritto d'autore.

Oltre al problema della legittimazione, rimane l'altro problema, cioè che l'AgCom nel momento in cui viene a conoscenza di un reato deve comunicare apposito verbale all'autorità giudiziaria. Si tratta di una scelta, questa delle criminalizzazione delle violazioni in materia di diritto d'autore, che fu propugnata proprio dall'industria del copyright, la quale adesso però finisce per dolersene. Il punto apparirebbe quello del troppo tempo necessario per un intervento della magistratura. In realtà ben sappiamo che la magistratura può intervenire con procedimenti d'urgenza in tempi brevissimi, anche pochi giorni. Ed è notizia di questi giorni del sequestro (oscuramento) di interi siti web per presunte violazioni del diritto d'autore (quindi prima di una sentenza finale). Per cui ci si chiede quale vantaggio si avrebbe sostituendo la procedura giudiziaria con una procedura amministrativa dinanzi all'AgCom con termini di un mese e quindi forse anche più lunghi di quella giudiziaria.
La domanda come al solito rimarrà senza risposta, per cui possiamo solo speculare sul fatto che mentre dinanzi ad un magistrato occorre (dopo aver già ottenuto il sequestro-oscuramento d'urgenza), in sede di giudizio, provare effettivamente la violazione (e se non ci riesce paghi i danni all'altra parte), dinanzi all'autorità amministrativa probabilmente il controllo sostanziale sarà meno rigoroso, con la possibilità di avere un processo sommario (cioè la multinazionale si limiterebbe ad asserire il suo diritto senza provarlo, oppure provando solo il suo diritto senza contestare eventuali diritti concorrenti o l'esistenza di libere utilizzazioni) ed economico (la multinazionale non deve avviare un costoso procedimento giudiziario e non subirà il rischio di dover pagare i danni per la rimozione di contenuti leciti).