HadopiNel bene e nel male ancora una volta la Francia fa da apripista. Hadopi, l'ente amministrativo che si occupa di inviare le diffide agli utenti francesi pescati a violare il diritto d'autore in rete, è stata istituita sulla base di una legge (legge Hadopi). Dopo 3 avvertimenti la pratica passa ad un magistrato perché valuti se applicare una sanzione al soggetto accusato, sanzione che in teoria può consistere anche nella disconnessione temporanea dell'utente dalla rete internet.
Questa normativa è stata aspramente criticata proprio perché ritenuta in contrasto con le libertà fondamentali del cittadino. Laddove oggi internet è considerato non più un semplice mezzo di svago e divertimento, ma piuttosto lo strumento per la realizzazione dell'individuo e per l'esercizio di diritti e libertà, principalmente quella di informare e di essere informati, si valuta che disconnettere un cittadino dalla rete impedendogli di accedere ad internet determina una violazione dei diritti fondamentali. Ecco perché la legge Hadopi è stata ripensata nella sua essenza, e progressivamente ridotta di portata.


Comunque Hadopi è sinonimo di disconnessioni, ma ben pochi sanno che una norma della legge in questione consente anche di applicare misure di web blocking. La disposizione normativa è l'art. 336.2 del Codice della proprietà intellettuale francese, norma inserita nel 2009 dalle legge Hadopi, e che permette ai tribunali regionali di ordinare ai provider qualsiasi misura per porre fine a violazioni del diritto d'autore online.

A seguito di un procedimento contro i siti AlloStreaming, DPStream e Fifostream (per un totale di 16 domini), utilizzando proprio quella norma della legge Hadopi, l'Alta Corte di Parigi ha ordinato il blocco ai provider: Numericable, Orange, Bouygues Telecom, SFR, Free, e Darty Telecom. Inoltre il tribunale ha anche ordinato la deindicizzazione dei siti incriminati (6.510.000 url) ai provider di ricerca, cioè Google, Microsoft (Bing), Yahoo e Orange. La deindicizzazione (presente nella legge SOPA americana) è una forma di web blocking, una sorta di invisibilità applicata ad un sito attraverso la degradazione o la totale eliminazione delle sue ricorrenze dall'indice del motore di ricerca, rendendolo così impossibile da trovare a meno di non conoscere l'url.

L'eccezionalità del provvedimento giudiziario sta, però, nel fatto che i costi delle misure di blocco saranno sostenuti direttamente dai titolari dei diritti. Nonostante questi ultimi avessero chiesto che il costo fosse a carico dei provider (che ovviamente alla fine li scaricano sugli utenti finali), il tribunale ha deciso diversamente: "Il costo delle misure ordinate non può essere a carico dei soggetti che sono tenuti ad attuarle".
Possiamo ritenere questo provvedimento la prima applicazione dell'orientamento già espresso dall'Avvocato Generale della Corte Europea in un recente caso in discussione. L'Avvocato Villalon, in considerazione del fatto che le misure di blocco possono rivelarsi particolarmente costose e quindi finiscono per ledere la libertà di impresa del provider, che è terzo rispetto alla contesa e non commette alcun illecito, ha sostenuto che "occorre valutare se possa concretizzarsi il carattere di proporzionalità attraverso una parziale o totale assunzione dell'onere delle spese da parte del titolare dei diritti".

Al di là delle discussioni sull'utilità e l'efficacia dei provvedimenti di blocco, dobbiamo evidenziare la distanza siderale tra gli altri paesi e l'Italia. In Francia i provvedimenti inibitori nei confronti dei provider sono decisi e imposti da un tribunale, e hanno colto immediatamente i suggerimenti provenienti dall'Unione europea, imponendo il costo dei blocchi ai titolari dei diritti. In Italia, invece, il regolamento Agcom consentirà ad un ente amministrativo non solo la valutazione dell'esistenza di un illecito penale, ma addirittura l'emanazione degli ordini di blocco. E il costo della procedura amministrativa sarà a carico dell'intera cittadinanza, mentre ovviamente il costo dell'esecuzione degli ordini sarà a carico degli intermediari.