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"Internet sta uccidendo la musica!". Da anni l'industria dell'intrattenimento predice la propria morte a causa della tecnologia che consente la duplicazione e condivisione di musica e film. Le violazioni del copyright avvengono principalmente in rete, quindi internet è il nemico pubblico numero 1, il reo di questo lento omicidio.
Se lasciato senza regole, internet ucciderà non solo l'industria, ma anche gli artisti, i creatori di contenuti che perderanno ogni incentivo a creare. L'arte morirà e con essa la nostra cultura.

Il persistente pianto dell'industria del copyright in realtà appare solo una mistificazione, basti pensare che l'arte e la cultura esistono da sempre, ben prima che fosse inventato il copyright come privativa concessa dallo Stato, anche se oggi lo spacciano come diritto di proprietà. Ma soprattutto è sufficiente verificare che oggi viviamo in un'epoca di abbondanza e opportunità, con un aumento esponenziale della quantità di persone che producono contenuti e che vivono grazie ad essi.

Ad ulteriore smentita giunge uno studio di Ernst & Young che evidenzia come l'industria dell'intrattenimento si sta arricchendo proprio grazie ad internet. Col web gli operatori via cavo, le case editrici, le reti di diffusione televisiva e persino le etichette discografiche vedono un aumento dei profitti ed una riduzione dei costi. Il margine di profitto medio atteso del settore è del 28%, superiore all'S&P500, al FTSE 100 di Londra e all'indice Nikkei del Giappone!

John Nendick, coautore dello studio, nota come sia proprio il digitale a guidare i profitti dell'industria, al contrario di quanto lamentato. L'industria musicale, ad esempio, abbandonando progressivamente le vendite fisiche della musica (CD) ha abbattuto decisamente i costi accrescendo contestualmente i profitti, insomma ha trovato nuovi modi per fare soldi, tanti soldi. E il digitale oggi costituisce oltre il 60% del fatturato dell'industria.

Queste conclusioni sono confermate da studi precedenti, ma sopratutto da un rapporto finanziato proprio dall'industria che evidenzia un'alta profittabilità dell'intera industria.
Nello studio si nota che, paradossalmente, mentre altri settori (costruzioni, miniere e trasporti) sono in decrescita, i margini dell'industria dell'intrattenimento rimangono stabili se non addirittura aumentano.

Insomma, sembra che il j'accuse dell'industria contro internet e la pirateria sia solo una sceneggiata per poter ottenere dai governi nuove misure restrittive in grado di aumentare ancora i loro già alti profitti. I pirati forse non spenderanno i loro soldi comprando CD (ma chi lo fa oggi?), ma di sicuro comprano biglietti dei concerti, il merchandising e tutto il resto. Il business musicale è cambiato per sempre, e l'industria deve cambiare con esso.