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Con l'ordinanza nel procedimento C 348/13 del 21 ottobre scorso, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea torna nuovamente sul rapporto tra diritto d'autore e forme di comunicazione al pubblico di contenuti protetti. 

Con la sentenza C 466/12, caso Svensson contro Retriever Sverige, infatti, la Corte aveva già stabilito che per ricadere nella nozione di comunicazione al pubblico ai sensi della direttiva 2001/29, la comunicazione deve essere rivolta ad un pubblico nuovo rispetto a quello dell'opera originale. Ciò vuol dire che se un contenuto è liberamente accessibile al pubblico su un sito web, col consenso del titolare, la ripubblicazione tramite link alla pagina fonte non determina una nuova comunicazione al pubblico e quindi non sorge l'obbligo di richiedere il consenso al titolare dei diritti.
Già in questa decisione la Corte aveva accennato al problema dell'embedding (o framing), cioè quando l'opera viene incorporata nel sito linkante dando l'impressione di essere direttamente a disposizione su quel server, mentre in realtà si trova solo sul sito fonte. Anche in questo caso non occorre l'autorizzazione del titolare non trattandosi di nuova comunicazione al pubblico. 

Con l'ordinanza C 348/13 la Corte si occupa nuovamente dell'emebedding, a seguito dell'azione proposta dall'azienda tedesca Bestwater International contro agenti di un'impresa concorrente, che avevano, appunto, embeddato sul loro sito un video promozionale pubblicato dalla Bestwater su Youtube. Un tribunale tedesco aveva inizialmente condannato gli agenti, e poi la questione è stata rimessa alla Corte Europea.
I giudici europei hanno sostenuto, richiamando la sentenza Svensson, che l'inserimento di contenuti protetti dalle norme sul diritto d'autore non si può ritenere nuova comunicazione ai sensi della direttiva citata, in quanto il video è rivolto allo stesso pubblico al quale si rivolge l'opera sul sito fonte, e non ad un pubblico "nuovo", cioè un pubblico che non è stato preso in considerazione dal titolare dei diritti al momento in cui ha autorizzato la pubblicazione dell'opera. Nel caso di video pubblicati su un sito accessibili a tutti, è evidente che il pubblico preso in considerazione dal titolare è l'intera internet, quindi l'embed non costituisce lesione dei diritti del titolare.
È ovvio che la pubblicazione sul sito fonte deve essere realizzata dal titolare o comunque da questi autorizzata, nel caso contrario il sito fonte viola la norma.

La Corte non ha invece preso in esame, perché non richiesto, il problema dell'eventuale confusione che il contenuto embeddato può generare negli utenti. Infatti la caratteristica dell'embed è proprio quella di far apparire il contenuto embeddato come fosse presente sul sito che embedda, mentre invece in realtà è presente solo sui server del sito fonte. Questa situazione potrebbe costituire atto di concorrenza sleale.