Unione Nazionale ConsumatoriIl blog di Fulvio Sarzana riporta una notizia davvero molto interessante, specialmente se rapportata al dibattito attualmente in corso sul regolamento AgCom relativo al diritto d’autore in rete.
Il canale su YouTube dell’Unione Nazionale Consumatori, associazione che fin dal 1955 si è sempre occupata della tutela dei consumatori, è stato cancellato. Trattandosi di una associazione di consumatori per i consumatori, la motivazione della eliminazione si presenta piuttosto bizzarra, visto che il noto portale di videosharing ha contestato all’UNC la violazione delle norme sul diritto d’autore. In particolare risulta che la cancellazione dell’intero canale, e quindi non di singoli video, è avvenuta a seguito di specifica segnalazione del titolare dei diritti (Mediaset RTI) in quanto lo stesso canale avrebbe ospitato alcuni brevi estratti di trasmissioni televisive messe in onda da Mediaset.

L’UNC ha immediatamente risposto con parole pesanti, accusando YouTube di non avere alcuna considerazione per i diritti dei consumatori, e ritenendo “inaccettabile che YouTube, senza alcun contraddittorio, si arroghi il diritto di sospendere canali di utilità generale secondo procedure automatiche che possono essere avviate su segnalazione di terzi soggetti”.
Secondo l’associazione “la cancellazione del canale di UNC viola gravemente i diritti della nostra organizzazione che ha tra i suoi fini statutari, quello di informare la cittadinanza su tematiche di pubblica utilità: non ha alcun senso l’accusa di violazione delle norme sul diritto d’autore trattandosi di materiale diffuso per finalità di interesse generale e, ovviamente, senza scopo di lucro”. E precisa ulteriormente che “il canale conteneva anche video prodotti dalla nostra organizzazione che oggi si trova illegittimamente espropriata di un apprezzato mezzo di comunicazione con l’opinione pubblica”.
L’UNC ha infine diffidato formalmente YouTube a ripristinare il canale, annunciando nel contempo che in assenza di risposte adeguate agirà nelle opportune sedi per la tutela dei suoi diritti.
In particolare nella diffida, che si può leggere sul sito dell’UNC, si fa presente che la cancellazione sarebbe avvenuta a seguito di tre segnalazioni da parte di RTI, relative ad interviste del segretario dell’associazione medesima avvenute in trasmissioni televisive che trattavano di temi generali, e quindi riguardanti l’opinione pubblica. Si ricorda, inoltre, che l’associazione non ha scopi commerciali, e i video caricati non entrano certo in concorrenza con i detentori dei diritti della trasmissioni medesime.

La replica di Youtube non si è fatta attendere, affidata al portavoce per l’Italia del sito di proprietà di Google: “YouTube permette ai titolari di copyright su materiale audiovisivo di tutelare i propri diritti rivendicando la proprietà dei video caricati da un altro utente  e rimuovendoli dalla piattaforma. Allo stesso tempo YouTube informa immediatamente l’utente  che ha caricato il contenuto rimosso circa la motivazione di detta rimozione, permettendogli di contestarla direttamente nei confronti di colui che l’ha richiesta. In qualità di hosting provider, YouTube, si limita ad ospitare i contenuti di terzi ed è estranea sia al processo di caricamento dei video che alla decisione circa la loro rimozione. Il  titolare del copyright che rivendica la proprietà dei video si assume ogni responsabilità relativamente alla loro rimozione. Le procedure per denunciare la violazione dei propri diritti d’autore e/o contestare la rimozione di video o la chiusura di un account YouTube a causa di violazioni di copyright sono dettagliatamente illustrate nelle pagine del Centro Copyright di YouTube, accessibile all’indirizzo http://www.youtube.com/t/copyright_center?hl=it”.
Messa in questo modo la questione sembrerebbe che YouTube rimuova i video segnalati dai presunti titolari, non si sa se effettua una qualche valutazione sulla titolarità dei diritti o sulla liceità dei video, e poi chieda al soggetto che ha immesso il video di andare a dialogare direttamente con il presunto titolare dei diritti.

Comunque, l’ulteriore intervento del segretario dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, non è più tenero del precedente, contestando a YouTube il fatto che il tempo concesso per impugnare la rimozione del video sia troppo esiguo. Ed in particolare “non risponde al vero quanto dichiarato dal social network riguardo il rispetto delle regole informative, secondo Dona infatti: “le tre notifiche che hanno condotto alla cancellazione dell’account ‘unioneconsumatori’, non solo sono giunte a grande distanza dalla pubblicazione dei video, ma le ultime due addirittura sono arrivate nel corso della stessa giornata così che, nel giro di poche ore, il canale è stato automaticamente sospeso, impedendo ogni tutela dei propri diritti”.
Infine Dona conclude: “da un colosso mondiale che dice di essere dalla parte degli utenti ci saremmo aspettati più attenzione nei confronti di chi chiede solo di poter adempiere al suo ruolo di informare la cittadinanza su tematiche di pubblica utilità”.
Fin qui la cronaca.

In relazione all’accadimento si deve innanzitutto analizzare se ed entro quali limiti esistono eccezioni al diritto d’autore, così da scriminare l’uso di spezzoni di trasmissioni televisive. Del resto gli stessi termini d’uso di YouTube ricordano tale possibilità nella pagina dei suggerimenti sul copyright: “È possibile che tu sia autorizzato a includere nel tuo video brevi estratti di materiale protetto da copyright se ciò che intendi utilizzare è insignificante o è stato incluso per caso, oppure laddove l'impiego previsto per il materiale protetto da copyright sia compreso in un'eccezione o in una limitazione al copyright contemplata dalla legge del tuo Paese”.
Per quanto riguarda il diritto statunitense, sappiamo che esiste l’istituto del fair use, il quale consente l’uso amatoriale (fair) di materiali coperti dal diritto d’autore, purché siano osservate specifiche condizioni. Secondo la giurisprudenza americana i fattori, da valutare congiuntamente, per determinare se siamo in presenza di un fair use, sono i seguenti:
-    la natura dell’uso, cioè se si è in presenza di un uso didattico e senza scopo di lucro;
-    la natura dell’opera protetta;
-    la quantità e l’importanza della parte utilizzata in rapporto all’intera opera;
-    le conseguenze di tale uso sul valore dell’opera protetta.

In Italia, con il decreto legislativo n. 68 del 9 aprile 2003, in attuazione della direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, venne introdotto il nuovo testo dell'articolo 70 della legge sul diritto d'autore che riproduce sostanzialmente il regime del fair use statunitense, secondo quanto precisato in risposta ad opportuna interrogazione parlamentare del senatore Mario Bulgarelli.
In tale occasione il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali asserì che: “a seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 68, recante «Attuazione della direttiva 2001/29/CE sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione», è stato modificato l'articolo 70 della legge sul diritto d'autore. Pertanto, il testo oggi vigente di tale disposizione, che è quello sopra sintetizzato, riproduce nella sostanza la disciplina statunitense sul fair use. Infatti, i quattro elementi che caratterizzano tale disciplina, come rinvenienti nella Section 107 del Copyright Act, e cioè: - finalità e caratteristiche dell'uso (natura non commerciale, finalità educative senza fini di lucro); - natura dell'opera tutelata; - ampiezza ed importanza della parte utilizzata in rapporto all'intera opera tutelata; - effetto anche potenzialmente concorrenziale dell'utilizzazione ricorrono a ben vedere anche nell'articolo 70 della legge sul diritto d'autore.
Pertanto, a giudizio di questa amministrazione l'ordinamento civile italiano in materia del diritto d'autore risulta oggi conforme, negli assetti fondamentali, non solo a quello degli altri paesi dell'Europa continentale ma anche a quello dei Paesi dell'area del copyright anglosassone”.

Quindi, l’articolo 70 della legge sul diritto d’autore “prevede che il riassunto, la citazione, la riproduzione di brani o parti di opera sono liberi se effettuati per uso di critica o discussione nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza con l'utilizzazione economica dell'opera. Inoltre, la norma chiarisce che le operazioni sopra esemplificate (riassunto, citazione e riproduzione dell'opera o di sue parti) quando effettuate per fini di insegnamento o di ricerca scientifica devono avvenire per finalità illustrative e non commerciali”, e questo analogamente al fair use americano.
Per cui esiste un fondamento giuridico all’interno del nostro ordinamento che consente l’utilizzo libero di parti di opere coperte dal diritto d’autore, purché siano rispettati determinati limiti.
Detti limiti sono l’utilizzo solo di parte dell’opera, poi si richiede l’utilizzo a fini di critica, discussione, insegnamento o ricerca scientifica, e il divieto di concorrenza con i diritti di sfruttamento economico dell’opera da parte dell’autore, oltre all’ovvio divieto di uso commerciale.
A quanto possiamo leggere dalle dichiarazioni del segretario dell’UNC, i limiti in questione parrebbero tutti rispettati, trattandosi di un’associazione di consumatori per i consumatori, che sul suo canale YouTube ospitava, oltre a vari video da loro prodotti, anche interviste a loro esponenti realizzate nel corso di trasmissioni televisive riguardanti informazioni per i consumatori, quindi singoli spezzoni delle trasmissioni.

Chiarito, quindi, che dal punto di vista giuridico la pubblicazione dei video dell’UNC doveva ritenersi probabilmente lecita, il punto in realtà è un altro. Cioè, YouTube non cancella i video in quanto in contrasto con la normativa nazionale, anche perché per Google sarebbe impossibile conoscere tutte le legislazioni di tutti gli Stati dove opera, e di conseguenza analizzare i singoli casi (video) sulla base di quelle legislazioni. La loro valutazione, semmai c’è stata, si basa piuttosto su una (presunta) violazione dei termini d’uso del sito.
Col passare del tempo sia in YouTube che in altri portali social o di condivisione di contenuti, si è avuto un progressivo irrigidimento delle condizioni di servizio. L’esempio classico si è avuto nei giorni scorsi quando si sono moltiplicati nei siti di videosharing i video di una nota cantante ripresa ubriaca in uno dei suoi concerti, e tali video sono stati rimossi dai suddetti siti a seguito di segnalazioni da parte dei detentori dei diritti del concerto. Anche in questo caso la rimozione è stata giustificata per motivi di copyright, quando in realtà appare evidente che il motivo è solo che il video “scomodo” avrebbe danneggiato l’immagine della cantante e quindi dell’etichetta discografica.
L’impressione, quindi, è che i siti di condivisione, compresi quelli più seguiti come YouTube, stanno progressivamente virando verso una accondiscendenza sempre maggiore in favore dei titolari dei diritti, i quali, ovviamente, si muovono esclusivamente per i loro interessi economici privati. Purtroppo in questo meccanismo chi ci va a perdere è solo il cittadino, stretto nell’ingranaggio senza possibilità concreta alcuna di difendere i propri diritti.

Nasce a questo punto un dubbio, e cioè se tale situazione, almeno per quanto riguarda l’Italia, non possa essere in qualche modo una conseguenza di un certo atteggiamento repressivo che si mostra nella giurisprudenza quando si tratta di cause relative al copyright. Come non ricordare in proposito che nel dicembre del 2009 YouTube fu condannato a seguito di ricorso da parte di Mediaset RTI, in sede cautelare, condanna poi confermata in sede di reclamo, per violazione del diritto d’autore? Ebbene, di recente RTI ha ottenuto analoga condanna nei confronti di ItaliaOnLine-Libero.it, ed anche in questo caso si è stabilita la diretta responsabilità dei provider in caso di diffusione non autorizzata di contenuti protetti da copyright.
Si tratta di due sentenze che mostrano quale è la direzione intrapresa in Italia in materia di proprietà intellettuale, direzione poi ampiamente confermata dalla conclusione del dibattito relativo al regolamento AgCom sul diritto d’autore in rete, che vede una netta chiusura da parte dell’Autorità nonostante le fortissime critiche elevate nei confronti di quel regolamento.
È interessante notare, però, che in altri paesi europei la situazione appare piuttosto diversa, visto che le medesime posizioni di RTI che vengono accolte e portano a condannare YouTube in Italia, nella vicinissima Spagna non ottengono lo stesso effetto. E stiamo parlando di due paesi che applicano la stessa normativa, in attuazione di una direttiva europea!

Nella sentenza del 2009 il giudice si pose anche il problema dell’applicabilità della scriminante del diritto di cronaca, di critica o discussione, ai sensi rispettivamente degli art. 65 e 70 della legge sul diritto d’autore, ma sostenne che entrambe le eccezioni non erano invocabili in presenza di una attività che si pone in concorrenza nell’utilizzazione economica dell’opera da parte del legittimo titolare. In sostanza, concluse il giudice, YouTube era colpevole perché applicava dei banner pubblicitari ai video, e quindi ci guadagnava. La giurisprudenza italiana sul punto è molto rigida, ritenendo che una finalità commerciale sussiste sempre se vi è un qualsiasi guadagno, anche di pochi euro.
Questo argomento è stato fortemente criticato, perché a rigore una finalità commerciale sussiste solo in caso di vendita dell’opera stessa, e non in presenza di un mero profitto indiretto.
Ma, nel caso specifico questo argomento non ci interessa, perché il canale del’UNC non aveva finalità commerciali, per cui ciò potrebbe essere al massimo imputato a YouTube, laddove, però, il discorso su YouTube andrebbe impostato quale provider.

Per tornare alla nostra discussione, quello che ci interessa rimarcare è che almeno in Italia esiste al momento una forte pressione nei confronti dei social media come YouTube, utilizzando come ariete il copyright, così cercando di imporre scelte sulla pubblicazione o meno di contenuti. E pare che i social stiano abbassando la testa per evitare di inimicarsi i grandi produttori.
Nel momento in cui il titolare dei diritti d’autore chiede la rimozione di uno o più contenuti, YouTube si trova di fronte ad una difficile decisione. Può scegliere di attendere una pronuncia dell’autorità giudiziaria che stabilisca se il contenuto è illecito, ma in questo caso finisce per assumersi il rischio di una responsabilità omissiva, ed esporsi a richieste risarcitorie anche ingentissime. Questa è la strada che inizialmente Google aveva intrapreso in Italia, finendo però col subire condanne.
L’alternativa è di rimuovere direttamente il contenuto, nel qual caso l’unico rischio che corre è di un’azione da parte di colui che immette il contenuto per responsabilità contrattuale. È ovvio che tra le due soluzioni la meno rischiosa per YouTube è sempre la seconda, specialmente se i contenuti che rimuove sono di privati, come nel caso specifico. Un privato non ha il peso di un produttore, e sicuramente può creare a YouTube meno danni. Aggiungiamo, inoltre, che nella maggior parte dei casi la rimozione di contenuti dei privati non produce alcun danno quantificabile, visto che la quasi totalità dei video immessi dai privati sono posti a soli fini di condivisione, e quindi un giudice difficilmente condannerebbe YouTube ad un risarcimento per la rimozione di tali video.
È chiaro, però, che in una prospettiva di tal genere si finisce inevitabilmente per comprimere i diritti dei cittadini.

All’epoca della sentenza del 2009, sostenemmo che “è facile pronosticare che YouTube, per non sbagliare, cancellerà dai suoi server molto di più di ciò che è effettivamente illecito”!
Oggi osserviamo che, forse, Google, visto l’orientamento preso dai tribunali italiani in materia, ha preferito rimuovere i contenuti segnalati senza pensarci due volte.

A questo punto non rimane che attendere eventuali iniziative legali da parte dell’UNC, che in teoria sono giuridicamente possibili, specialmente in considerazione che si è avuto la cancellazione di un intero canale, e quindi anche di video autoprodotti dall’UNC sui quali Mediaset RTI non poteva vantare alcun diritto. Anche se ci pare ovvio che la strada per l’associazione sarà tutta in salita. Agire contro YouTube, infatti, vorrebbe dire porsi contro la stessa RTI Mediaset, e trovarsi probabilmente schierati contro sia i social network, sia i produttori come RTI. Una battaglia decisamente improba.