Approda al Senato il decreto sulle intercettazioni, già ampiamente criticato da molte parti, ma nello stesso decreto viene inserita una norma che incide pesantemente sulla rete.
La norma in questione riguarda l’estensione dell’obbligo di rettifica ai “siti informatici”, per cui tale obbligo varrebbe per blog, forum, siti in genere, e non solo per le testate editoriali in rete.
Il nostro ordinamento già prevede, all’articolo 8 della legge sulla stampa, l’obbligo di rettifica, il quale comporta che una dichiarazione inesatta o lesiva della reputazione delle persone citate nell’articolo deve essere rettificata nel termine di 48 ore dalla richiesta di rettifica da parte del soggetto citato, pena forti multe.
La norma inserita nel decreto sulle intercettazioni estende tale obbligo ai “siti informatici”, prevedendolo quindi per tutta la rete. Alla rettifica va assegnato il medesimo spazio dell’articolo originale e la medesima importanza.

Ancora una volta si assimila la rete alla carta stampata, dimenticando che la rete è una realtà completamente diversa e sicuramente disomogenea. L’obbligo di rettifica ha un senso per i giornali e le testate editoriali, anche online, in quanto si tratta di strutture organizzate per poter gestire anche queste situazioni, con una direzione ed una redazione, e soprattutto con un responsabile. Completamente diversa è la situazione della quasi totalità dei blog, gestiti da una persona sola, blog che non hanno lo scopo primario dell’informazione, e che spesso non portano al titolare nessun guadagno oppure pochi euro di pubblicità (i banner). Pretendere un comportamento pensato per i giornali da siti uni-personali non ha alcun senso, come non ha alcun senso la parificazione di queste due realtà.
Il titolare, inoltre, sarebbe impossibilitato ad allontanarsi dal blog per più di due giorni (le fatidiche 48 ore), anche solo per andare in vacanza, perché nel caso di non ottemperamento all’obbligo di rettifica nelle 48 ore, (che decorrono dall’inoltro della richiesta, non dalla ricezione), il titolare del sito informatico andrebbe incontro ad una multa fino a 12.500 euro. In questo modo molti gestori di blog preferiranno o non trattare più alcun argomento che potrebbe portarli a subire richieste di rettifica, o addirittura chiudere il loro blog, per non essere gravati da responsabilità giuridiche eccessivamente onerose, che portano di fatto la gestione di un sito ad essere attività professionale a tutti gli effetti. Tra l’altro la richiesta non prevede particolari formalità, per cui sarebbe già complicato verificare se il richiedente è effettivamente il soggetto presunto leso, oppure un terzo che avanza richieste pretestuose o semplicemente ha voglia di giocare o di danneggiare quel sito.

Al fine di evitare equivoci si deve ricordare che tutti i blog e siti internet hanno l’obbligo di rispettare tutte le leggi dello Stato, per cui in caso di diffamazione ne risponderebbero penalmente, con possibilità da parte della magistratura di oscurare il sito medesimo, e quindi di rimuovere direttamente i contenuti non corretti. Non si vede quindi la necessità di addossare un obbligo del genere ai siti informatici, se non per disincentivare l’uso della rete e delle discussioni online.
L’effetto della norma sarebbe di consentire a chiunque di poter richiedere una rettifica ad un sito web, senza passare per la magistratura. Infatti nel succitato articolo 8 si richiede che le affermazioni siano “da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”, dove essi sono ovviamente le persone citate che chiedono la rettifica. Per cui la valutazione è lasciata esclusivamente al soggetto citato che potrebbe anche pretendere rettifiche del tutto infondate.Ciò comporterebbe la necessità, per i siti web, di attrezzarsi per ricevere e gestire tali comunicazioni. Ma un blog uni-personale potrebbe essere facilmente costretto alla chiusura se subissato di tali richieste. La norma, quindi, potrebbe essere utilizzata per secondi fini e in maniera strumentale.

La norma in questione, inoltre, estende parte della legge sulla stampa alla rete, saltando tutta la diatriba che si porta avanti da anni relativa alla opportunità di estendere anche solo in parte la legge in questione ai siti internet. 
Non ha senso applicare tale obbligo alla rete. La rettifica obbligatoria venne introdotta per evitare che il cittadino potesse essere alla mercé di un direttore di giornale, che potrebbe essere poco propenso a pubblicare richieste di rettifica, ma in rete esistono tantissimi modi per rettificare le notizie non corrette, principalmente attraverso commenti agli articoli stessi.
Per comprendere meglio l’istituto della rettifica è utile leggere l’intervista di Giuseppe Corasaniti, il quale asserisce che le rettifiche avvengono spontaneamente in rete molto più che sugli altri mezzi di informazione.
In ogni caso è palese che la norma non è chiara, al punto di ingenerare vari dubbi, in particolare su chi debba essere il responsabile della rettifica, con ovvi problemi di applicazione a siti come YouTube, oppure ai forum.

La rete si è già mossa in difesa dei propri diritti, e in particolare Guido Scorza si è interessato della questione, e ha proposto un emendamento alla suddetta norma, che limiti l’applicazione dell’obbligo di rettifica alle sole testate editoriali online. Addirittura la stessa Google Italia si è preoccupata di far sentire la propria voce chiedendosi cosa c’entrino i blog con le intercettazioni.
Una possibile scappatoia, infatti, è l’interpretazione restrittiva della norma, in quanto la norma in questione è destinata ad introdursi proprio all’interno della legge sulla stampa, per cui, secondo alcuni, la dicitura “siti informatici” dovrebbe essere letta in senso restrittivo e riferita ai soli siti editoriali. Per cui la rettifica potrebbe essere chiesta ai solo professionisti dell’informazione. In ogni caso sarebbe, però, preferibile che la norma fosse più chiara sul punto, invece di dover sperare in interpretazioni restrittive da parte dei giudici.

In merito a questa vicenda la comunità della rete si è attivata promuovendo una giornata di protesta per il 14 luglio, una giornata a tutela della libertà di informazione.