freedom-houseIeri il governo federale tedesco ha approvato un disegno di legge volto a proteggere maggiormente i giornalisti. La nuova norma, voluta fortemente dalla Merkel e dal ministro della giustizia, modifica l’articolo 335b del codice penale, stabilendo che solo le fonti che passano notizie riservate o coperte da segreto istruttorio, possono essere perseguite, ma non i giornalisti che usano quelle fonti. Ciò vuol dire che non saranno più punibili per concorso in divulgazione di notizie riservate i giornalisti che pubblicano materiale riservato fornito da una fonte qualsiasi.
Questa nuova norma impedirà, quindi, di sottoporre i giornalisti ad indagini o processi penali con lo scopo di scoprire le fonti di notizie riservate.
Quindi, nella diatriba tra la difesa dell’esigenza di proteggere la riservatezza di informazioni riservate e documenti istituzionali, il governo tedesco ha preferito privilegiare il diritto dei giornalisti ad informare liberamente la pubblica opinione, e il diritto dei cittadini ad una corretta e compiuta informazione.


Si tratta di una scelta in controtendenza rispetto alle posizioni assunte di recente dal governo italiano, che tutt’ora ha in discussione il disegno di legge di riforma delle intercettazioni che limita pesantemente la possibilità dei giornalisti di informare i cittadini.
Le recenti modifiche consentono ai giornalisti di informare i cittadini solo per riassunto e non pubblicando gli atti giudiziari per intero, costringendo gli operatori dell’informazione ad espedienti che lascino trasparire il contenuto dell’atto di indagine, senza pubblicarlo. È un modo irrazionale di consentire l’informazione, in quanto nel momento in cui l’atto è pubblicato per riassunto e il testo effettivo non è riportabile, chiunque potrà dire che quel giornalista non ha ben compreso il contenuto dell’atto e quindi smentirlo nella sostanza, con ciò deteriorando enormemente l’autorevolezza della stampa che diverrà mera estrinsecazione di opinioni.
Altra modifica è data dall’introduzione di una udienza filtro nella quale le parti (giudice, pm ed indagato) in contraddittorio decideranno quali intercettazioni sono ininfluenti ai fini delle indagini, e che quindi verranno distrutte. In tal modo si tutelerà sicuramente la privacy degli indagati, ma le esigenze di informazione dei cittadini verranno disattese, perché eventuali frequentazioni mafiose di politici, oppure addirittura favori che in qualche modo non costituiscano reato, non saranno più portati a conoscenza dell’opinione pubblica, così erroneamente identificando l’informazione con il penalmente rilevante.

La norma tedesca nasce a seguito di una sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel 2007, quando la polizia investigativa, la BKA, aveva disposto la perquisizione della redazione della rivista Cicero dopo che aveva pubblicato due anni prima un articolo che conteneva dati sensibili della stessa BKA. La perquisizione era stata ritenuta illecita dalla Corte costituzionale tedesca.
Le posizioni assunte dal governo tedesco negli ultimi anni, e che sono sfociate in questa riforma, sono sufficientemente condivise a livello europeo, tranne qualche caso particolare, come il governo italiano e quello francese che perseguono fini opposti.

Infatti, la Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza del 10 febbraio 2009, ha sancito che la libertà di stampa prevale sulla privacy così da tutelare il diritto dei cittadini di ricevere informazioni su ciò che accade nei palazzi del potere. Allo stesso modo, con la sentenza del 7 giugno 2007, il Tribunale di Strasburgo ha sancito il diritto della stampa di informare su indagini in corso e il diritto del pubblico di ricevere notizie su inchieste scottanti che prevalgono sulle esigenze di segretezza. Si tratta di moniti di peso che provengono da istituzioni europee, e sostanzialmente dicono che il diritto dei cittadini di conoscere i fatti prevale sempre sulla segretezza delle carte processuali.
Nel contempo anche la nostrana Suprema Corte ha più volte ribadito che l’attività di informazione è prevalente rispetto agli altri diritti in quanto è volta a tutelare e consentire l’esercizio della sovranità popolare.

Insomma, a livello europeo ma anche a livello nazionale, numerose sono le voci che difendono la libertà di informazione contro i tentativi di bavaglio, e la norma tedesca potrebbe essere un precedente rilevante al fine di scongiurare ulteriori giri di vite nei singoli paesi facenti parte della Comunità europea, specialmente in Italia.
Del resto, se la Germania è posta al 19° posto della classifica mondiale della libertà di stampa, classifica redatta annualmente da Freedom House, mentre l’Italia peggiora di anno in anno, giungendo al 72° posto nel 2010, e venendo considerata un paese parzialmente libero, qualche motivo ci deve pure essere.