Agli inizi di maggio il parlamento europeo ha bocciato il pacchetto telecom (telecom package), un insieme di norme che mirano a regolamentare l’utilizzo della rete nella sua globalità. Queste direttive si occupano di vari aspetti, principalmente la privacy, la neutralità del web, ma soprattutto l’aspetto più importante, sul quale si appunta l’attenzione di molti operatori, è la proposta di poter interrompere la fornitura della connessione da parte del provider a quegli utenti sorpresi a violare il diritto d’autore, scaricando cioè file illeciti dalla rete. Che di fatto è la normativa vigente attualmente in Francia, la cosiddetta legge Hadopi, approvata già in contrasto con le direttive dell’Unione Europea.
Il parlamento europeo ha respinto questa norma, approvando un emendamento che sostiene l’accesso alla rete come un diritto fondamentale di ogni cittadino europeo, per cui solo un provvedimento dell’autorità giudiziaria può sospende tale diritto.

Adesso il pacchetto telecom tornerà al Comitato di conciliazione che proporrà una modifica delle norme, e il pacchetto potrà essere riproposto, probabilmente dopo le elezioni europee.
Se da un lato il principio del diritto all’accesso alla rete pare acquisito, intendendo la rete come strumento di informazione e quindi mezzo per esercitare il diritto all’informazione, un altro aspetto del pacchetto telecom sul quale sembra raggiunto un accordo è la neutralità della rete.
Una delle norme del pacchetto telecom prevede, infatti, la possibilità per i provider di porre arbitrariamente dei filtri su determinati contenuti o per l’uso di alcune applicazioni online, ovviamente con l’obbligo di informare correttamente gli utenti, al fine di privilegiare specifici servizi più interessanti per quel provider. Quindi sarà lecito bloccare (comunque non è necessario bloccare un servizio per disincentivarlo, è sufficiente degradarlo) Skype (come fa già un provider tedesco) al fine di promuovere un servizio VoIP diverso. Sarà possibile applicare tariffe differenziate, e far pagare abbonamenti aggiuntivi per applicazioni e protocolli specifici, ad esempio per e-mail, FTP, newsgroups, chat, peer-to-peer ecc., il provider potrà quindi decidere a quali siti web si può accedere senza limitazioni, e a quali con de-prioritizzazione del traffico, cioè con rallentamento nello scambio dati, e a quali non si potrà accedere affatto. In sostanza ogni utente della rete vedrà solo la parte di internet che il suo provider deciderà di fargli vedere, e nel contempo il fornitore d’accesso avrà la possibilità di analizzare il traffico dei suoi utenti, al fine di applicare i suddetti filtri. Ovviamente tale analisi non è demandata ad una invasione della privacy degli utenti, ma è possibile che ciò accada ugualmente.

Su questa direttiva pare già raggiunto un accordo, anche se alcuni avvertono che già adesso vari provider pongono filtri alle connessioni, ad esempio bloccando o limitando il traffico P2P, senza peraltro nemmeno avvertire i clienti. La direttiva almeno li obbligherebbe ad avvisare i clienti prima.
Quindi ci si avvia verso una rete con corsie preferenziali, a diverse velocità e con contenuti diversi, a seconda ovviamente di quanto si paga. C’è un accordo di massima sulle politiche di gestione della rete da parte dei provider, che saranno liberi di accordarsi con i produttori di contenuti, al fine di favorire quel contenuto e discriminare quell’altro. L’unico obbligo sarà la trasparenza, cioè l’obbligo di informare i clienti, indicando le condizioni che limitano l'accesso o l'uso dei servizi e delle applicazioni.

Su questo punto ci sembra opportuno sottolineare le conclusione del consiglio d’Europa del 27 Novembre 2008, nelle quali si legge che “dovrebbe essere promosso l'accesso libero e non discriminatorio a Internet al fine di assicurare una reale concorrenza ed un ambiente favorevole alle innovazioni”. La rete è cresciuta tantissimo e velocemente, ma grazie al fatto che non c’è stata alcuna discriminazione di traffico e che gli utenti hanno avuto pieno controllo dei contenuti. Internet è un importante strumento di emancipazione degli utilizzatori e una straordinaria opportunità per rafforzare la cittadinanza attiva lottando contro le due nuove sfide dell'analfabetismo elettronico e dell'esclusione democratica nell'era elettronica. Queste sono le indicazioni con le quali si apre la Raccomandazione del Parlamento Europeo al Consiglio, approvata a marzo del 2009, che evidenzia come internet sia uno strumento di informazione, di partecipazione democratica e dibattito politico, mezzo per esercitare la libertà di espressione e quindi per l’esercizio dei diritti fondamentali dell’individuo.
Modificare questo stato di cose non sembra positivo, realizzare connessioni filtrate a seconda dei provider porterebbe a discriminazioni sui contenuti, scelti dai provider, cioè aziende private commerciali. Oltretutto un filtraggio diverso da parte di ogni provider potrebbe portare a distorsioni del mercato, i fornitori di accesso potranno dare priorità a certi servizi piuttosto che ad altri a seconda del proprio utile economico. Permettere solo certi servizi e applicazioni può anche avere come effetto collaterale quello di soffocare l’innovazione nei confronti di protocolli e servizi sperimentali che qualsiasi cittadino è libero di testare. Ed infine, le discriminazioni discrezionali potranno essere utilizzate per far lievitare le tariffe degli accesi, a danno del consumatore, ed anche per pratiche anticoncorrenziali a danno dei fornitori indipendenti.
In conclusione una crescita della rete tale da essere mezzo propulsivo dell’economia, ma anche della cultura e dell’informazione, non può prescindere da una rete libera e non controllata, non filtrata, non censurata. In molti paesi l’accesso ad internet è ancora in regime di monopolio, o quasi, e si potrebbe avere come conseguenza un monopolio anche dei contenuti.

Nel frattempo, la rete si mobilita per la difesa dei suoi diritti, in prima file le associazioni dei consumatori come Altroconsumo, l’associazione Scambio Etico (che conduce una campagna di informazione e sensibilizzazione in merito), l’Istituto per le Politiche dell’Innovazione, e gli stessi provider. Infatti Assoprovider (associazione formata da circa 200 operatori italiani indipendenti nel settore dei Servizi Internet) ha sottoscritto la lettera della OpenNet Coalition, presente in 22 paesi dell’Unione Europea, inviata al parlamento europeo in difesa dei diritti degli utilizzatori della rete. Assoprovider sostiene di essere favorevole ad impedire qualsiasi forma di restrizione sul web, prevedendo conseguenze catastrofiche per i cittadini, nel caso il pacchetto telecom sia approvato.
Di recente anche in Italia è stata presentata una proposta di legge in materia di neutralità della rete, con il chiaro intento di evitare discriminazioni del traffico basate sui contenuti. Ed anche il nuovo presidente della Federal Trade Commission Usa, Jon Leibowitz, parla espressamente della necessità di avere un mercato sano basato sul principio dell'autoregolamentazione, della necessità di fissare regole stringenti e persino intervenire direttamente nei comportamenti delle aziende per ripristinare la concorrenza e il rispetto per gli utenti.