Internet è una grande TvIl 5 marzo si è conclusa la consultazione pubblica  per la revisione delle norme dell'Unione Europea in materia di copyright e diritto d'autore. L'obiettivo della consultazione lanciata dalla Commissione europea era di ottenere pareri da parte di tutti gli stakeholder. Nei prossimi mesi vedremo a quali risultati porterà, ma al momento appare interessante quanto emerge da un articolo di Paul Keller.

Secondo Keller, la Commissione che si occupa di politica sul copyright, cioè DG Market, nelle ultime settimane discute di "Internet Ecosystem value tree" (albero di valore dell'ecosistema internet).
La Commissione DG sta studiando l'ambiente digitale nel quale devono essere inserite le nuove norme sul copyright, e quindi l'albero di valore da un'idea di come essa vede internet.
In pratica, secondo la Commissione internet non è altro che un canale di distribuzione, alla stregua di quelli che l'hanno preceduta, il cui scopo è di incanalare i contenuti dai produttori (autori, artisti, giornali, libri, editori, emittenti, industria) verso i consumatori. Nell'albero i produttori sono la radice, i consumatori sono le foglie dell'albero.
I consumatori, in cambio, pagano i distributori e la piattaforma internet per i loro servizi. I distributori poi pagheranno i produttori.


Ecosistema internet
L'idea suggerita dalla Commissione è che se la distribuzione non funziona adeguatamente, quindi non consente il trasferimento dei soldi dai consumatori verso i produttori, le radici muoiono e con esse l'intero albero di distribuzione. Il succo è che la politica pubblica e le norme giuridiche devono garantire la tutela dell'ambiente digitale e quindi che i produttori siano pagati.
La discussione all'interno della Commissione DG Market è particolarmente incentrata sulle preoccupazioni della capacità dell'ecosistema di sostenere l'albero di valore, cioè la trasmissione di euro verso le radici, con riferimento alle licenze indicate nel diagramma.

Sulla base di questo diagramma la Commissione sembra intendere internet come un canale di distribuzione più o meno uguale a tutti quelli che l'hanno preceduta. L'idea di base è che internet sia niente di più che una grande televisione, un meccanismo di distribuzione a senso unico (contenuti dai produttori ai consumatori e soldi all'incontrario).
Appare invece evidente a chiunque ne ha un minimo di dimestichezza, che internet è qualcosa di molto più complesso, è sicuramente è qualcosa di più di un canale lineare di vendita di contenuti.
Come spiega Keller, internet fornisce una quantità di ulteriori servizi che non sono nemmeno menzionati nel diagramma della Commissione, come i sistemi mail e messaggistica, gruppi di discussione, comunità online, progetti e piattaforme educative, culturali e di collaborazione, ecc... Questo per non parlare del fatto che numerosi contenuti ormai sono prodotti direttamente da quelli che nel diagramma sono indicati come "consumatori". La caratteristica fondamentale di internet è appunto la multidirezionalità, cioè il consumatore è spesso anche produttore, si tratta di un sistema di distribuzione molti-a-molti (all'interno del quale esiste anche il canale produttori-distrubutori-consumatori) e non uno-a-uno come la classica televisione.

La preoccupazione è ovvia, nel vedere che la Commissione che si occupa di formulare le regole per il copyright, e che quindi condizioneranno il nostro uso dell'ambiente digitale nel futuro, abbia una concezione così semplicistica e spaventosamente regressiva di internet, oppure, peggio, si preoccupi principalmente di garantire la sopravvivenza dell'albero di distribuzione dei contenuti dai produttori ai consumatori, cioè la sopravvivenza dell'industria del copyright, piuttosto che preoccuparsi dei numerosi aspetti di internet.
Se consideriamo che gli stakeholder ascoltati nelle consultazioni in genere sono principalmente le aziende, viene da chiedersi se l'intenzione non sia quella di tutelare gli interessi dell'industria e quindi di trasformare davvero internet in una grande televisione, ricreando un canale lineare produttori-consumatori, che consentirebbe di limitare la concorrenza, specialmente quella degli user generated content, non considerando affatto le utilizzazioni libere che notoriamente sono mal viste dall'industria del copyright.
Se davvero, invece, c'è l'intenzione di regolamentare internet considerandolo come è, cioè nella sua multidirezionalità, occorrerebbero norme più flessibili e una particolare attenzione alle eccezioni libere al diritto d'autore (fair use). Vedremo.