mafiaafireDal PROTECT IP Act a SOPA, passando per ACTA, fino alla francese Hadopi e alle leggi simili che troviamo in Europa, compreso l’italica delibera AgCom, negli ultimi tempi si stanno moltiplicando i tentativi, più o meno riusciti, di censurare la rete, sia che si tratti di censura governativa per reprimere il dissenso digitale, sia che si tratti semplicemente di rimozione di contenuti presunti illeciti, in genere ritenuti, dai titolari dei diritti, in violazione della normativa sul copyright.

 

Questo affannarsi di normative e regolamentazioni nel contempo porta immancabilmente ad un continuo aggiornamento degli strumenti per aggirare tale censura. Del resto l’esperto crittografo nonché fondatore di Electronic Frontier Foundation, John Gilmore, lo esplicitò nel 1993 (TIME International, 6 dicembre 1993, n. 49): “the Net interprets censorship as damage and routes around it”, cioè la rete interpreta la censura come un malfunzionamento e lo aggira.

È proprio questo che fanno ogni giorno molte persone, che i governi repressivi definiscono spesso terroristi e l’industria del copyright pirati, ma più semplicemente potremmo chiamarli “attivisti”. Consci che probabilmente sia del tutto inutile attendere che siano i governi a difendere la libertà in rete, poiché spesso sono proprio detti governi a tentare di assoggettarla a sempre nuove e più limitative regole, preferiscono fare da sé.

Di strumenti tecnici, o tool come vengono definiti all’inglese, ve ne sono molti, ma uno che sembra riscuotere un certo consenso, forse anche per l’accattivante nome, è The Pirate Bay Dancing, realizzato da MAFIAAfire, un gruppo il cui nome nasce come una sorta di antidoto ad ICE (Ice in inglese vuol dire ghiaccio), acronimo dell’ente americano del ministero degli Interni che si è anche occupato di censurare la rete. The Pirate Bay Dancing non è altri che un plugin per Firefox (quindi utilizzabile da tutti coloro che hanno questo browser), il quale si occupa di contrastare l’azione ormai quotidiana dell’industria del copyright in rete, facendo ruotare le richieste di accesso verso Pirate Bay, ma anche verso tutti gli altri siti di ricerca oscurati in varie parti del mondo (Newsbin2 e BTJunkie, ad esempio) attraverso un network di centinaia di proxy così da rendere del tutto vano il blocco imposto dai provider locali.

L’intento del gruppo è, quindi, quello di contrastare sul campo, in rete, le numerose iniziative legali poste in essere dall’industria per copyright per bloccare siti, aggirandole, proprio come disse Gilmore.
Al tool dei MAFIAAfire si aggiungono altri strumenti similari, come il DeSopa, che con un solo click consente di risolvere un dominio bloccato. Lo sviluppatore Tamer Rizk ha chiarito di aver sviluppato il plugin perché ritiene che il grande pubblico non sia a conoscenza della gravità delle leggi come SOPA e Protect Ip, che hanno il solo scopo di proteggere interessi “particolari” a scapito di Internet.

È facile pensare che agli uomini di ICE il plugin dei MAFIAAfire non sia piaciuto, infatti hanno chiesto a Mozilla, lo sviluppatore di Firefox, di rimuoverlo dall’elenco delle estensioni per il browser. Per capirci parliamo di un semplice strumento, come può essere un coltello.
Mozilla ha però rifiutato la rimozione del plugin inviando una mail con la quale chiedevano ad ICE di rispondere a 11 brevi domande del tipo: su quali basi il plugin sarebbe illegale? Esiste un ordine di un giudice riguardo la rimozione del plugin? E’ mai stata avviata azione giudiziaria contro gli sviluppatori del plugin? E così via…
Insomma, Mozilla ha precisato che rispetta le ordinanze del tribunale, ma ha anche puntualizzato che finché non sarà un giudice a dichiarare il plugin illegale non lo rimuoveranno.
ICE non si è fatto più sentire!

L’idea dell’industria dell’intrattenimento è di trasferire ai provider il costo della tutela dei loro diritti, costringendo i fornitori di servizi online ad implementare ampi sistemi di filtraggio dei contenuti per non dover rispondere in via sussidiaria delle violazioni degli utenti; quindi in ultima analisi ai cittadini stessi, che pagano la fornitura del servizio al provider, compreso ovviamente i maggiori costi dei filtri.
In ogni caso la censura, più che il grande distributore di materiale illecito, che trova altre strade, finisce per danneggiare soprattutto il cittadino comune e poco esperto che viene limitato nel suo uso del mezzo internet, quindi anche come strumento di informazione. Ecco perché Mafiaafire ha prodotto quel plugin, proprio per mettere a disposizione dei poco esperti un mezzo semplice ed efficace per aggirare la censura. Insomma, dato l’ampio successo del plugin il segnale sembra piuttosto chiaro: la censura in rete non è la strada da seguire.

A questo punto alcuni penseranno che il problema della pirateria in realtà non c’entra molto con la censura, e quindi si dovrebbe ricondurre la discussione nel suo giusto alveo. In tale prospettiva giova raccontare brevemente un’altra vicenda, giusto per comprendere come i blocchi, i filtri e la rimozione dei domini, tutte quelle attività attuate da ICE negli Usa e da altri enti similari negli altri paesi, attività richieste dall’industria del copyright, possano incidere profondamente ben oltre le problematiche della pirateria.
Parliamo della storia del dominio Dajaz1.com, uno dei blog più popolari e seguiti tra quelli che trattano di musica hip hop, e che spesso pubblicizzava canzoni, su richiesta dei titolari dei diritti. Quando ICE ha lanciato “Operation in our sites” proprio al fine di identificare e sottrarre i domini attraverso i quali vengono commesse delle violazioni, uno dei primi ad essere colpito, sulla base della legge del 2008 PRO IP, è stato proprio Dajaz1.com. Per 81 siti, infatti, che secondo il direttore di ICE diffondevano materiale piratati, ci si è attivati al fine di confiscare loro il nome di dominio. È da precisare che in alcun modo il sito è stato toccato, per cui è bastato loro prendere un nuovo dominio per rimettersi in affari, qualunque essi fossero.

Ebbene, è piuttosto scioccante scoprire che ICE ha tenuto sequestrato, in barba a tutte le norme vigenti, per circa un anno il dominio Dajaz1.com, senza compiere alcun arresto, senza indagare nessuno, senza imbastire alcun processo, insomma solo il blocco del dominio, assoluto ed immotivato, accusando il titolare di essere un criminale con una bella pagina a pieno schermo alla quale si redirezionava il dominio sottratto. E poi, un anno dopo, hanno rilasciato il nome a dominio. Viene da chiedersi se qualcuno risarcirà mai il titolare del dominio delle perdite occorsegli per il blocco del sito. Ecco, questa è la differenza tra la lotta alla pirateria e la censura.

Ma l’uso del plugin dei MAFIAAFire è legale? La domanda è ovvia, se un sito viene oscurato in un certo paese, potrebbe sorgere il dubbio che andarlo a visionare comunque può comportare qualche responsabilità. Con la premessa che al momento non ci sono certezze, perché non vi sono leggi specifiche per questi casi e la giurisprudenza non ha ancora trattato tali questioni, si può dire che non si dovrebbe avere alcuna conseguenza in quanto l’uso di un proxy non è affatto illegale.
Infatti, nei casi dei quali stiamo parlando non si ha un vero e proprio sequestro del sito, ma solo il blocco attuato a livello dei provider, i quali nel momento in cui ricevono l’ordine da parte di un browser di connettersi ad un certo sito, essendo questo in una blacklist, reindirizzano il browser ad altra pagina. Quindi, innanzitutto l’ordine è rivolto ai provider, non ai cittadini, ma soprattutto non vi è alcun reale sigillo che viene apposto sul sito, per cui non è invocabile, come qualcuno ha supposto, il reato di violazione dei sigilli.
Si tratta, in effetti, di prendere una strada diversa rispetto a quelle normalmente fornite dai provider del paese dove il sito è oscurato, cosa che potrebbe avvenire anche casualmente, e non necessariamente in maniera volontaria, se qualche utente naviga normalmente tramite proxy (che, si ripete, non è vietato). Per cui un internauta potrebbe trovarsi sulla pagina del sito oscurato senza nemmeno avere contezza dell’esistenza del sequestro, per cui in tale caso nessun rimprovero potrebbe essergli mosso.