Wikipedia compie 10 anniCon l’avvento del cosiddetto web 2.0 si sono moltiplicati i siti di user generated content, cioè i siti nei quali sono gli utenti, la gente comune, ad immettere contenuti, a dire la loro opinione su un argomento, a discutere ed a proporre informazioni. Esempi ve ne sono a migliaia, non solo i forum di discussione ma anche i tantissimi blog informativi, dove il blogger discute della materia di sua competenza, intrecciando un dialogo continuo con i visitatori che lasciano commenti. La nuova generazione sono i video blog dove gli utenti, videocamera alla mano, si improvvisano giornalisti e riprendono fatti di cronaca per poi immetterli in rete, su spazi dei quali sono titolari o su piattaforme come YouTube.

Ma, probabilmente, uno degli esempi più rilevanti è la famosa enciclopedia online Wikipedia, ormai divenuta l’enciclopedia più diffusa ed utilizzata in rete. Il 15 gennaio Wikipedia ha festeggiato i 10 anni di vita, un traguardo che non può passare inosservato visto che in rete tutto muta molto velocemente, e lo ha fatto con numeri di tutto rispetto: circa 17 milioni di voci, di cui 3,5 milioni in inglese e circa 760 mila in italiano, e 400 milioni gli utenti ogni giorno. Wikipedia è scritta, modificata, corretta, controllata ed aggiornata da una vasta comunità con il solo scopo di condividere con tutti il sapere, renderlo accessibile in maniera gratuita e con facilità, per cui si può considerare il frutto di un’intelligenza collettiva sulla quale si può fare affidamento.

Ovviamente non mancano i detrattori, che evidenziano gli errori, le incongruenze e soprattutto le guerre di editing dei contenuti più scottanti, principalmente le biografie di politici e gli eventi recenti. Se il fondatore, Jimmy Wales, rivendica la neutralità della sua creazione, Wikipedia si basa comunque sugli utenti per la creazione delle voci, per cui la differente competenza può determinare voci inaffidabili od errate, al punto che le voci relative alle biografie di personaggi più discussi sono modificabili solo da top editor, i collaboratori più fidati.
Talvolta le voci critiche verso l’enciclopedia di Wales sembrano, specialmente in Italia, nascenti più da un diffuso risentimento o diffidenza verso la rete, che basate su argomentazioni puntuali, come si verifica in un recente servizio del Tg5 nel quale si dichiara che su Wikipedia “sono sempre di più gli errori che vengono scoperti in quei dati e che non possono essere modificati e corretti”, si sostiene che “con l’avvento di internét (nota: con l’accento sbagliato) sono cambiate le fonti e l’attendibilità delle notizie”, e che in particolare Wikipedia sarebbe un’ “enciclopedia ideologizzata” e “sciatta”, che presenta “notizie il cui valore è tutto da verificare”, e che “fa finta di essere libera, ma intanto lancia l’appello del suo fondatore” il quale  chiede agli italiani una piccola donazione, insomma un’enciclopedia poco affidabile al punto che docenti di mezzo mondo avrebbero, secondo il servizio televisivo, invitato a diffidarne, concludendo, così, che è molto meglio la vecchia Treccani.

In realtà il servizio televisivo citato, che non fa altro che rimarcare quanto detto in altri servizi televisivi o da sedicenti esperti, si presenta del tutto sfornito di argomentazioni tali da giustificare un giudizio così negativo.
Il progetto Wikipedia si può considerare un progetto collaborativo creato dal basso che apre la cultura a tutti senza alcun secondo fine. Ovviamente è del tutto naturale che in esso vi siano errori, ma questo è solo un aspetto della vicenda, dall’altro lato abbiamo milioni di consultazioni giornaliere di voci corrette interrogate da tutti, compreso tanti giornalisti che risparmiano tempo proprio rivolgendosi a Wikipedia, e tutto questo a fronte di un costo pari a zero, a meno che non si voglia spontaneamente contribuire al progetto, o a mezzo di una partecipazione alla stesura degli articoli oppure semplicemente donando qualcosa per mantenere il progetto “open”, cioé libero.
Di contro una Treccani costa migliaia di euro, e certamente non è accessibile a tutte le tasche, specialmente in un periodo di crisi.

Per quanto riguarda l’affidabilità, che è un concetto anche difficile da concretizzare, spesso ci si dimentica di citare l’unica ricerca scientifica seria, svolta dalla rivista Nature, la quale ha concluso che  Wikipedia non è poi così lontana dall’affidabilità dell’enciclopedia Britannica. L’analisi ha infatti riscontrato diversi errori e imprecisioni in entrambe le enciclopedie, ma per quanto riguarda le voci testate la differenza non è stata particolarmente significativa: un articolo scientifico su Wikipedia contiene in media circa quattro inesattezze; sulla Britannica, invece, tre.
La differenza è data dal fatto che l’enciclopedia Britannica (tra l’altro solo in inglese) è redatta da un gruppo di esperti pagati adeguatamente proprio per questo, mentre Wikipedia è redatta da una comunità di individui che condividono gratuitamente le loro conoscenze, nei campi in cui lavorano oppure del quale si interessano in qualche modo, con il resto del mondo, senza alcun profitto o remunerazione. Preoccupa che possa avere scarsa autorevolezza, per il fatto che chiunque può pubblicare quello che vuole senza alcun controllo, ma in realtà il controllo c’è, ed è fornito dagli utenti che la usano, e che, nonostante quanto dica il Tg5, possono correggere le voci errate. In sostanza, Wikipedia, sebbene sia realizzata da persone comuni, ha un’affidabilità non molto differente da quella di un progetto editoriale tradizionale che utilizza esclusivamente esperti pagati, e comunque anche le enciclopedie più blasonate sono risultate non prive di errori.
Nel caso dell’enciclopedia Britannica, invece, come accadeva in passato, l’affidabilità è data dall’istituzione che ne cura l’edizione.

Quindi, internet diventa non solo un luogo di distribuzione di sapere e conoscenza, ma anche di un sapere condiviso frutto del lavoro di molti (e non di pochi esperti), dove l’affidabilità è garantita dallo stesso mezzo. Il fatto di essere curata, e consultata, da moltissimi persone, garantisce che eventuali errori in Wikipedia vengano scoperti velocemente e altrettanto velocemente corretti. In sostanza è lo stesso principio sul quale si basano i software OpenSource, come Linux.
Questa affidabilità, che in rete non dipende più da un garante esterno, un editore, una istituzione, ma da noi stessi utenti che generiamo i contenuti, riguarda ogni aspetto delle rete. Se compriamo su EBay, per controllare l’affidabilità del venditore verifichiamo il suo feedback, cioè quante valutazioni positive ha avuto nello svolgimento del suo compito. E il feedback è dato dai compratori, non direttamente da EBay. Se vogliamo comprare un qualsiasi prodotto, possiamo rivolgerci ai tanti siti che raccolgono giudizi degli utenti, di coloro che realmente hanno usato quel prodotto, oppure ci rivolgiamo ad uno dei tanti blog di appassionati di quella materia, ad esempio l’informatica, che ci ragguaglia sugli ultimi prodotti, con tanto di commenti degli utenti soddisfatti od insoddisfatti.
Anche la reputazione, e quindi l’affidabilità, di una azienda che opera in rete, alla fine dipende dagli utenti. Un consumatore soddisfatto diventa il miglior testimonial di un prodotto, come anche un consumatore insoddisfatto finisce per esserne la peggiore pubblicità, se il giudizio viene espresso in rete. Ecco perché molte aziende utilizzano la strategia di ascoltare sempre la rete e i suoi utenti.
L’esperienza di Wikipedia ha dimostrato che per ottenere un contributo valido ed affidabile, nonché accurato, è importante lasciar lavorare coloro che desiderano farlo, e che sanno usare gli strumenti messi a disposizione dalla rete, è inutile, invece, cercare di convincere coloro che quei strumenti non vogliono o non sanno usarli.
Quindi, nella rete esiste l’affidabilità dei contenuti, e questa affidabilità è valutabile in una maniera decisamente più democratica di quanto accade in altre realtà, come sui media tradizionali (se un prodotto pubblicizzato in TV non è buono, chi ve lo dice?). Siamo noi stessi utenti nella rete, consumatori di prodotti, siano essi computer, automobili oppure semplicemente servizi quali un’enciclopedia online, a giudicare dell’affidabilità dei prodotti.

La critica televisiva sopra riportata lascia presupporre, invece, interessi di ben altro respiro per denigrare l’enciclopedia online, interessi ben lontani da preoccupazioni culturali.
In realtà vi è da dire che la versione italiana di Wikipedia è in effetti di qualità inferiore rispetto a quella inglese, e l’analisi di Nature era basata sulla versione inglese, ma ciò probabilmente dipende anche dal fatto che gli utenti di lingua inglese sono molti di più rispetto a quelli di lingua italiana.

Un altro punto essenziale è che le critiche relative ad errori si appuntano prevalentemente su argomenti interpretabili, come biografie di politici o particolare eventi storici recenti, tutte voci che generalmente sono del tutto assenti sulle altre enciclopedie che tendono a mantenere una neutralità imposta dall’editore, per cui per tali voci spesso ci si può rivolgere solo a Wikipedia, la cui neutralità è basata sulle correzioni degli utenti che riscontrano eventuali inesattezze.
Ma qui si tratta anche di abbracciare un modello culturale, scegliere se la cultura debba essere qualcosa di immutabile e bloccato per anni, finché un ente od una istituzione non decida che quell’evento debba essere rivisto (per correggerlo nella successiva edizione cartacea), oppure qualcosa in continuo divenire, dove il controllo di affidabilità non viene dall’alto bensì dal basso.
Un controllo editoriale forse può garantire una maggiore affidabilità, ma non è certo esente da errori, come risulta dalle ricerche sopra riportate. Di contro, però, non garantisce l’imparzialità, la neutralità politica e scientifica, alla quale più facilmente può tendere un progetto i cui autori siano gli utenti di tutto il mondo. Ed è per questo che Wales ha tenuto a mantenere la sua creatura indipendente, rifiutando inserzioni pubblicitarie e chiedendo un contributo agli utenti medesimi, contributo che ha raggiunto la ragguardevole cifra di 16 milioni di dollari, più che sufficienti per mantenere Wikipedia “open”, cioè tendenzialmente neutrale nel suo complesso.
È pacifico che la neutralità è un obiettivo difficile da raggiungere, come suggerisce lo stesso logo di Wikipedia, un puzzle incompleto, ma almeno è un qualcosa al quale è possibile tendere quando si è realmente indipendenti. Il sapere è fondamentale per il potere, come avevano appreso Diderot e D’Alambert, gli enciclopedisti del ‘700 che volevano sottrarre al clero il primato del sapere, e come capì anche Mussolini che pretese il controllo della voce “fascismo” nella Treccani, voce che si compilava sotto il suo attento sguardo.
Forse è per questo che un sapere tendenzialmente libero, aperto a tutti, indipendente, non controllabile, dà comunque fastidio a qualcuno.

Questo di certo non vuol dire che Wikipedia sia una fonte totalmente affidabile, ma che l’affidabilità, forse, è solo un falso problema, se è vero che anche le più blasonate enciclopedie cartacee commettono errori. Il punto è che semplicemente dovremmo riappropriarci di un modello culturale basato sulla ricerca, non più limitato ad una singola fonte. Oggi purtroppo si tende a semplificare tutto, a cercare scorciatoie, per fare soldi si gioca al lotto, per diventare famosi si va al Grande Fratello, si cerca sempre la via più breve per raggiungere l’obiettivo, che raramente è quella che garantisce i risultati migliori.
Dovremmo quindi comprendere che Wikipedia, come qualsiasi altra fonte di sapere, compreso Treccani e Britannica, non è altro che la base di partenza per la ricerca del sapere, dalla quale iniziare per cercare altri dati ed informazioni che confermino o smentiscano i primi risultati, insomma intendere la cultura non come un bene superficiale e tutto sommato poco rilevante, ma come qualcosa da approfondire costantemente e in grado di farci crescere e sviluppare un senso critico.
Utilizzare un’unica fonte, oppure un unico autore, per apprendere un evento è sempre rischioso, perché la cultura potrebbe essere strumentalizzata al fine di imporci una visione del mondo del tutto personale e non veritiera, tale da perpetuare il potere esistente. Tutto sommato sapere che la certezza dell’affidabilità non esiste né in Wikipedia né in nessun'altra enciclopedia è un ottimo stimolo a verificare, cosa che spesso non fanno nemmeno i giornalisti, come è accaduto per IlSole24ore che offre le sue scuse ai lettori per aver dato la falsa notizia che Owen Wilson era deceduto, tra l’altro concludendo che “la rete può fare brutti scherzi”, scaricando le proprie colpe, per non aver verificato la notizia, sulla rete, quando è evidente che l’errore è dato dal metodo, quello di dover dare la notizia il più presto possibile per battere i concorrenti, a costo di non verificarle, appunto. Anche la prestigiosa BBC cadde nel medesimo errore, pubblicando il caso di un uomo infettato da un virus del computer, anche in questo caso notizia falsa.

Dubitando quindi dell’affidabilità delle notizie ufficiali si può evitare di subire le “verità” di qualcuno come fossero verità universali.
E questo è un ulteriore fenomeno positivo che dobbiamo a Wikipedia, quello di aver chiarito finalmente che l’affidabilità è solo una tendenza, e non è totale nemmeno nella letteratura ufficiale. E che, forse, è più importante la neutralità!