Comic strip di Carol Lay (waylay.com)In Europa si punta decisamente sullo sviluppo della banda larga, il Consiglio europeo ha approvato le conclusioni per l’Agenda Digitale del commissario europeo Kroes, e quest’ultimo ha presentato un ambizioso piano di sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione. Si punta ad una rivoluzione digitale da attuare in 5 anni, che offra accesso alla rete al 75% dei cittadini europei (adesso sono il 60%), con connessione a velocità di 30 Mb/s per tutti e connessioni superveloci (100 Mb/s) per almeno metà delle famiglie europee.
L’Agenda Digitale è uno dei sette punti stabiliti per il rilancio dell’economia europea, in quanto è ormai acclarato che la diffusione di internet a banda larga è un volano per lo sviluppo economico, come sostiene anche il Consiglio europeo. Le connessioni veloci e l’interoperabilità delle applicazioni online aumentano la produttività, generano crescita economica, attraggono investimenti, creano posti di lavoro e rafforzano l’influenza del paese a livello mondiale.
Purtroppo l’Agenda Digitale non è vincolante, per cui ci sono paesi che hanno espresso l’intenzione di seguire le indicazioni dell’Europa, ma anche paesi che non mostrano la medesima idea.
Ad esempio, la Francia ha appena varato un piano nazionale per realizzare nuove infrastrutture per portare connessioni veloci a tutti. Il governo francese impone per legge il coordinamento dei principali operatori, e la condivisione delle cablature condominiali, stanziando 2 miliardi di euro per una rete in fibra ottica.


L’Italia, invece, è uno di quei paesi che non ha intenzione di investire nella banda larga, confermando precedenti decisioni poco felici. Come i famosi 800 milioni già stanziati dal precedente governo, ma bloccati dal Cipe, i quali, come disse il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sarebbero stati utilizzati solo quando l’Italia fosse uscita dal periodo di crisi economica. Decisione particolarmente strana, visto che tale tipo di investimento è unanimemente ritenuto proprio una condizione che può aiutare lo sviluppo economico di un paese.
Adesso il Ministero per lo Sviluppo Economico, che è retto da 4 mesi ad interim dal Presidente del Consiglio in assenza del Ministro designato, dichiara che nemmeno i famosi 800 milioni ci sono più, residuerebbero solo 100 milioni divisi equamente tra finanziamento statale e cofinanziamento regionale.
È abbastanza evidente che con questi fondi ridotti al lumicino non si potrà realizzare nessun serio sviluppo, visto che anche 800 milioni avrebbero portato in realtà ad un obiettivo minimale e assolutamente non paragonabile alle intenzioni dell’Agenda Digitale europea. Tutt’al più in Italia si punterà a collegare in fibra alcuni dei distretti industriali che oggi non hanno collegamenti veloci. Alcuni di questi (59) sono stati individuati direttamente da Confindustria, gli altri (14) direttamente dal Ministero.

È palese, quindi, che lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione non è più (o forse non è mai stato) una priorità per questo governo, nonostante l’internet veloce sia ritenuto essenziale per lo sviluppo economico e per la creazione di posti di lavoro. Lo sviluppo economico è la rete viaggiano di pari passo, basti esaminare i paesi che sono nelle condizioni economicamente migliori e verificare la loro situazione relativamente alla infrastrutture per internet.
La banda larga è una necessità, come lo era una volta l’elettricità, oppure le strade. In Italia, purtroppo, lo sviluppo della rete è paragonabile ai paesi più poveri dell’Europa, come ha ribadito anche il Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dinanzi alla IX Commissione della Camera dei Deputati. Secondo Calabrò, infatti, l’Italia versa in una situazione di arretratezza nella diffusione delle tecnologie per l’internet, con evidenti ricadute nel campo economico: “Il nostro Paese è il fanalino di coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le imprese vendono poco sul web; la quota di esportazioni legate all’ICT è pari al 2,2% e relega l’Italia al penultimo posto in Europa”.
Secondo Calabrò, ma non solo, il passaggio alla fibra ottica garantirebbe non solo ingenti risparmi in numerosi settori, ma anche una spinta decisiva alla ripresa.

Ma, in effetti, siamo in un paese dove tutto ciò che è legato alla rete tende ad essere accantonato e discriminato, e il confronto, in relazione alle velocità di connessione, risulta fattibile solo con paesi non certamente esempio di sviluppo economico, come la Turchia o la Bielorussia.
Siamo un paese dove le leggi minano la crescita dei punti di accesso Wi-Fi alla rete, e dove continuamente si presentando disegni di legge miranti a porre limitazioni di ogni tipo alla navigazione dei cittadini in rete. Non c’è da stupirsi, dunque, se la banda larga non è affatto una priorità del governo, che preferisce, invece, investire soldi pubblici nello sviluppo di tecnologie, come il digitale terrestre (220 milioni investiti in due anni), nate già vecchie e che favoriscono solo una percentuale minima di operatori, quelli appunto che partecipano al monopolio televisivo.
Forse la paura è che lo sviluppo della rete affossi settori particolarmente protetti, come quello televisivo e dell’editoria, che in altri paesi, come gli USA, sono stati gradualmente soppiantati in parte appunto dallo sviluppo di internet. Ma sarebbe un errore pensare di poter bloccare il progresso e lo sviluppo per proteggere posizioni dominanti o semimonopolistiche, alla fine lo sviluppo si realizza comunque, in altri paesi casomai, e l’unico risultato che si otterrebbe sarebbe un’Italia che perde definitivamente il treno per il futuro, costretta quindi a diventare terreno di conquista per coloro che hanno saputo sfruttare le nuove tecnologie. Pensiamo soltanto al mercato dei cellulari, l’Italia è uno dei paesi che ne acquista di più in percentuale, ma i produttori sono tutti stranieri!
Se invece riuscissimo a sfruttare l’occasione che si presenta oggi, un domani potremmo essere noi italiani ad acquisire clienti nel resto del mondo, ma per far questo occorre pensare con un ottica di lungo periodo, e in un paese dove la classe dirigente è quella con l’età media più alta d’Europa, questo obiettivo appare decisamente irrealizzabile.

Tra le statistiche delle aziende di rating di Wall Street e della City, i paesi più profittevoli per gli investimenti sono sempre quelli del nord Europa, come la Svezia, la Danimarca e l’Inghilterra, anche perché quei paesi investono nella ricerca e nello sviluppo, soprattutto nei periodi di crisi economica, per prepararsi al cambiamento inevitabile che tutte le crisi portano con se. Così, quando il mondo uscirà dalla crisi loro sono già pronti a sfruttare i settori del futuro. In Italia, invece, non si investe affatto sulle nuove tecnologie, si mira a proteggere le vecchie, realizzando dei sistemi chiusi per aziende che non sono in grado di competere all’estero, in quanto si basano per lo più sull’appoggio, economico, fiscale e legale dello Stato. Il risultato è l’impoverimento continuo del paese e dei suoi cittadini, mentre solo pochi privati fanno affari.

Ci sarebbero, invece, molte cose da fare, come completare l’interoperabilità dei servizi della Pubblica Amministrazione, sviluppare incentivi per il commercio elettronico, ridurre i vincoli per il WiFi, e realizzare agevolazioni fiscali per l’impiego di capitali privati nel finanziamento di progetti di lungo periodo come le reti NGN, specialmente laddove rappresentano una valida alternativa all’impiego dei capitali di bilancio sempre più scarsi.
E non ha alcun senso la critica che talvolta si ascolta in giro, che internet non è poi così importante. Internet è uno strumento non solo di sviluppo economico, ma anche di libertà, un luogo dove si trovano non solo le informazioni che interessano i più, ma anche quelle che interessano solo poche persone, le minoranze, mentre nei media tradizionali trovano spazio solo le cose che interessano la maggioranza, talvolta neanche quelle. Talvolta alcuni programmi rimangono in palinsesto solo perché interessano ai loro produttori e fanno guadagnare chi vi partecipa, il fatto che non interessi a nessun altro importa davvero poco.
Internet, invece, è un mezzo che da voce anche a coloro che generalmente non la hanno, le voci dissonanti, poco ascoltate o semplicemente poco interessanti. Internet è uno strumento che consente di ascoltare anche chi la pensa diversamente dalla maggioranza, e quindi educa alla tolleranza e al rispetto del pensiero altrui. E forse, oggi, è proprio questo di cui abbiamo davvero bisogno!