outinglistCome già annunciato qualche tempo fa, oggi 23 settembre è stata pubblicata su un “anonimo” sito hostato a Plano, in Texas, la lista di 10 politici (il link qui non lo trovate per i motivi esposti di seguito) che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere omosessuali.
L’intento dichiarato è di smascherare l’ipocrisia di quei politici che pur avendo una sessualità orientata in un certo modo, si comporterebbero in maniera non coerente a parole e nei fatti, nella quotidiana vita politica, nella discussione delle leggi, insomma sarebbero omofobi.
I primi commenti non hanno tardato a venir fuori, e molti siti e blog hanno detto la loro opinione sul tema, in particolare chiedendosi e chiedendo se questa non sia più che altro una lista di proscrizione invece che una “operazione verità”.
Quello che interessa a noi, non è l’impatto sociale e politico della questione, quanto piuttosto la liceità dell’operazione.

Nel nostro ordinamento, infatti, esiste una complessa ed articolata normativa in materia di riservatezza che è stata dettata al fine di proteggere la privacy delle persone, cioè le informazioni personali riguardanti la vita privata. La privacy non è altro che lo strumento fornito ai cittadini, tutti, nessuno escluso, quindi anche un politico, per impedire che informazioni riguardanti la loro sfera personale siano divulgate in assenza di un loro espresso consenso.
Questo è quanto stabilisce in particolare il codice della Privacy, cioè il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. L’inserimento dei nomi di persone in un sito web, con l’indicazione che tali persone sarebbero omosessuali, è un ovvio trattamento di dati sensibili, in quanto inerenti la loro vita sessuale. È chiaro che siamo in presenza di un trattamento, poiché per trattamento si intende qualsiasi operazione, quindi anche raccolta, conservazione, utilizzo, comunicazione, ecc…
Il trattamento di dati personali necessita sempre il consenso del soggetto titolare dei dati stessi, e nel caso specifico tale consenso non risulta in alcun modo. Anche se tali dati fossero stati ripresi da altre pubblicazioni online o di altro tipo, la questione non cambia, occorre sempre il consenso.
E a maggior ragione per quanto riguarda i dati inerenti la vita sessuale, in quanto dati sensibili, per i quali il codice della privacy prevede addirittura il consenso scritto e l’autorizzazione preventiva del Garante al trattamento.
L’inosservanza delle norme in materia determina un illecito, amministrativo o addirittura penale.

Esistono invero tutta una serie di eccezioni che consentono un trattamento in assenza di consenso, come ad esempio nelle ipotesi di salvaguardia dell’incolumità di qualcuno, eccezioni comunque non applicabili al caso concreto, per cui possiamo ipotizzare che la pubblicazione di quei nomi sia in contrasto con la normativa in materia di privacy, con possibile applicabilità dell’art. 167 del codice della privacy. Ovviamente è proprio per questo che i gestori dell’operazione hanno ben pensato di utilizzare un sito su server estero, in modo che il trattamento avviene al di fuori dell’Italia, quindi non c’è giurisdizione della magistratura italiana.

L’obiezione a tali argomentazioni è ovvia, in quanto esiste comunque il diritto di cronaca, cioè il diritto dei cittadini ad essere informati, inteso anche il diritto alla libera manifestazione del pensiero.
Sorge quindi la necessità di comprendere se e in che modo la pubblicazione di una lista di nomi di presunti politici omosessuali ed omofobi, sempre da quanto asserisce il sito in questione, possa essere ritenuta notizia di interesse pubblico, al punto da escludere la punibilità.
Infatti, a chi esercita attività giornalistica è permesso il trattamento dei dati personali anche senza il consenso dell’interessato e, con riferimento ai dati sensibili e giudiziari, senza la preventiva autorizzazione del Garante, purché ci si attenga ai limiti dettati dal diritto di cronaca, individuati nell’essenzialità della notizia e nell’interesse pubblico, con l’unica eccezione dei dati relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dall’interessato o attraverso i suoi comportamenti pubblici.
È quindi evidente che possono essere pubblicati dati sensibili se tale pubblicazione è dipesa dall’interessato, oppure se tali dati sono ricavabili da comportamenti esplicitati in luoghi pubblici o nel corso di eventi pubblici o in collegamento con fatti di interesse pubblico.
Gli esempi pratici possibili sono tantissimi, si va dal coinvolgimento in indagini o processi, tanto più se si tratta di politici in quanto si tratta di notizie di interesse pubblico, oppure il classico fermo del politico in compagnia di prostitute o trans per strada, od anche, volendo, le riprese di reati commessi in casa.
Si tratta di tanti possibili ipotesi di violazioni della normativa sulla privacy per le quali, però, il fatto di essere anche notizie di interesse pubblico scrimina il possibile reato. Non si vuol dire che sono automaticamente comportamenti leciti, si badi bene, si tratta di situazioni per le quali occorre che un giudice valuti la situazione effettuando un corretto bilanciamento tra gli interessi in gioco, stabilendo se prevale il diritto alla privacy oppure l’interesse alla pubblicazione della notizia.

Premesso tutto ciò, la domanda è palese, a questo punto. Quale mai potrebbe essere la notizia di interesse pubblico insista nella indicazione che il tal politico è gay?
E, sinceramente, lasciano il tempo che trovano anche le osservazioni di chi chiede le prove dei fatti indicati, come se essere omosessuale, od eterosessuale, od anche omofobo, fosse assoggettabile ad essere provato alla stregua di un fatto storico, invece di essere una mera valutazione (la medicina sostiene che l’uomo nasce dotato di una disponibilità erotica amplissima ed indipendente dal suo sesso, e che si orienta in un modo o nell’altro a seconda dell’educazione e dell’ambiente, insomma, più che di bianco e nero dovremmo parlare di infinite sfumature di grigio), anche piuttosto soggettiva aggiungeremmo (quando si è gay? Dopo 1 rapporto omosessuale? Dopo 2, 10, 100?).
Il punto è che in una lista di quel tipo, a nostro parere, non si riscontra alcuna notizia di interesse pubblico che possa in qualche modo scriminare l’illecito trattamento dei dati; è solo la pubblicazione di un dato idoneo a rivelare la vita sessuale di cittadini, e basta.
Quindi, nel caso specifico, non c’è alcun diritto di cronaca da contrapporre alla tutela della privacy, non c’è alcuna rilevanza del dato da bilanciare, non c’è nulla di nulla a giustificare la pubblicazione di quella lista.

Il principio di coerenza tra i comportamenti privati e quelli pubblici non c’entra nulla, altrimenti dovremmo pubblicare liste relativamente ad ogni modo di essere del politico, non soltanto se manda i figli alla scuola privata non dovrebbe fare leggi a favore delle scuole private o quelle contro le scuole pubbliche, quanto piuttosto dovremmo valutare se è valdese invece che cattolico, oppure vegetariano, od anche omeopatico, e così per ogni cosa…
Precisiamo, sono circostanze che pure i cittadini hanno il sacrosanto diritto di valutare se vogliono, semmai le ritengono rilevanti, ma se in qualche modo sono state rese pubbliche, ciò però non giustifica una pubblicazione di liste di quel genere.

Una lista di proscrizione di politici basata sul falso assunto che il politico non ha una privacy in quanto politico, paradossalmente rafforza l’idea che la vita privata del politico è inviolabile, perché se si giunge al punto di scambiare la notizia sul politico col il suo essere in un certo modo, con i suoi orientamenti sessuali o religiosi o di altro genere, si finirà per legittimare le richieste di impedire qualsiasi violazione della vita privata del politico, così facendo il gioco di chi strumentalmente invoca l’innalzamento di muri a protezione di qualsivoglia comportamento del politico, fosse anche un reato.
Invece, quello che deve essere tenuto ben presente è che c’è un limite a tutto (e tale limite è tutelato dalle leggi e dalla magistratura), e se un politico in quanto tale ha una privacy ovviamente ridotta, appunto perché politico quando i suoi comportamenti privati incidono sulla vita sociale del paese, ben diversa è la questione sul suo essere qualche cosa invece di qualche altra, cioè essere gay, omosessuale, transgender, ortodosso, pentecostale, mormone, vegetariano, o quello che preferite….