decreto-pisanuQualche giorno fa è stata presentata una proposta per abrogare il decreto Pisanu, norma propria solo dell’Italia, che obbliga un gestore di pubblico esercizio ad una serie di adempimenti burocratici prima di fornire un servizio di accesso alla rete a mezzo WiFi, quindi licenza al Questore, identificazione degli avventori e conservazione dei log di navigazione degli utenti.
Tale norma nata nel 2005 era transitoria, ma si è deciso di prorogarla fino ad ora. In passato c’è già stato un tentativo di convincere il Parlamento ad abrogare la norma, ma non si è giunti al risultato.
Adesso pare si sia raggiunto un accordo trasversale per giungere a tale abrogazione, visto che gli onorevoli Gentiloni e Lanzillotta (PD), Barbareschi (Futuro e Libertà) e Rao (Unione di centro), hanno presentato alla Camera dei Deputati un disegno di legge col quale si propone di abrogare l’art. 7 del Decreto Pisanu, appunto quello che impone gli obblighi sopra indicati, e a questa iniziativa si sono sommate altre tendenti allo stesso fine, da parte delle varie forze politiche.


Le uniche voci fuori dal coro sembrano quelle dei gestori telefonici che, ovviamente, ci andrebbero a perdere da tale forma di liberalizzazione (chi comprerebbe le “chiavette” per connettersi alla rete se vi fossero degli accessi pubblici gratuiti?). L’Ad di Telecom, Franco Bernabè, infatti, si esprime in merito così: “Non credo che quella legge vada abolita. In molti altri Paesi si sta andando nella direzione della fine dell'anonimato e dell'identificazione dell'utente: il decreto Pisanu serve a quello”.
Non rimane che attendere gli sviluppi.