Google

Google Inc.

  • Ma Google ha ragione

    L’ennesima vicenda di oscuramento di articoli in rete fa discutere la blogosfera di libertà di informazione e censura, ma forse si perde di vista l’aspetto più rilevante, quello giuridico.
    Andiamo per ordine.
    Tra febbraio e marzo del 2010 il blog di letteratura SulRomanzo.blogspot.com pubblica, a mezzo dell’intervista ad una collaboratrice del blog, la storia di un presunto plagio letterario operato da parte di due professori universitari a danno della collaboratrice medesima quando era studentessa. L’Espresso riprende la storia, e i professori accusati reagiscono nelle sedi giudiziarie. Qualche giorno fa il titolare del blog SulRomanzo riceve la notifica da parte di Google, di cui fa parte la piattaforma per blog Blogspot(cioè Blogger), della rimozione dei due post, a seguito di un ordine impartito dall’autorità giudiziaria italiana:

    Blogger – Complaint Received
    “Hello, We'd like to inform you that we've received a court order regarding your blog ….. . In accordance with the terms of the court order, we've been forced to remove the following posts:
    ……………..
    A copy of the court order we received is attached. Thank you for your understanding.
    Sincerely, The Blogger Team

    I due post in questione vengono effettivamente oscurati, o forse addirittura rimossi del tutto, dicono in rete, poiché parrebbe inaccessibile anche la loro cache e non risulterebbero negli indici del motore di ricerca. Dopo qualche tempo il secondo articolo, invece, ritorna online e lo è tutt’ora.

  • Google introduce una nuova policy privacy dal primo marzo 2012

    Google nuova policy privacyA fine gennaio Google ha annunciato la modifica delle regole in materia di privacy, per tutti i suoi prodotti e servizi. Tale modifica parte dal primo marzo 2012.

    La prima novità riguarda la semplificazione. A fronte di circa 60 documenti, uno per ogni servizio fornito da Google Inc., verrà introdotto un documento sulla politica (policy) in materia di privacy, unico per tutti i servizi, quindi anche una regolamentazione unica. Ovviamente servizi particolari, che necessitano di norme specifiche, manterranno un documento differente, come Wallet (servizio finanziario), Chrome, Chrome OS e Books.
    La novità sostanziale è, però, l'accorpamento di tutti i dati raccolti durante l'uso di tutti i servizi Google, in un unico insieme collegato ad un unico utente, cioè ad un account di Google. Prima, invece, i dati raccolti nell'uso dei singoli servizi erano mantenuti separati.

  • L'antitrust UE contro Google e la neutralità dei motori di ricerca

    Google ricercaNel novembre del 2010 la Direzione Generale Antitrust della Commissione Europea ha aperto un fascicolo contro Google per abuso di posizione dominante e pratiche anticoncorrenziali. A maggio 2012 il commissario Almunia ha dato a Google un ultimatum col quale concede qualche settimana a Mountain View per presentare delle proposte al fine di correggere le presunte violazioni di cui si sarebbe resa responsabile. Se Google non presenterà le sue proposte o non saranno convincenti, l'Antitrust europea procederà oltre nell'indagine formale. Al momento non c'è ancora alcun provvedimento formale contro Google, ed un eventuale prosieguo dell'indagine potrebbe anche concludersi a suo favore, detto ciò è interessante vedere di cosa si parla.

  • Perché Google blocca la conversione massiva dei suoi video in musica

    youtube-mp3Notizia degli ultimi giorni è che alcuni dei servizi online di estrazione di musica dai video di YouTube hanno chiuso o starebbero chiudendo a seguito di proteste da parte di Google.
    È accaduto a clipdj, ma anche youtube-mp3.org sarebbe a rischio. Molti dei siti che offrono un servizio di estrazione dell'audio dai video di YouTube per poi salvare il solo audio in locale, infatti, hanno ricevuto una intimazione da parte di Google a terminare quel tipo di servizio. I legali del sito di Moutain View hanno inviato una lettera con la quale imponevano senza mezzi termini il blocco delle loro attività per violazione dei termini di servizio di YouTube (TOS), termini che consentono soltanto lo streaming dei contenuti e l'embedding su altri siti, vietando la separazione delle componenti audio e video.

  • Google cede all'industria del copyright e modifica il motore di ricerca

    Google trasparency report: richieste di rimozioneCon un annuncio sul blog Inside Search, Google il 10 agosto informa di una importante modifica all'algoritmo del motore di ricerca. È Amit Singhal a spiegare che da ora in poi nella realizzazione dell'indice Google terrà conto anche del numero di rimozioni valide per violazione del copyright.
    Singhal chiarisce che non si tratta di violazioni effettive, cioè controllate da un giudice oppure analizzate da un ufficio legale, perché, continua, solo i detentori del copyright sanno se qualcosa è effettivamente autorizzato ad essere pubblicato da terzi, e solo un giudice può decidere se c'è una effettiva violazione del diritto d'autore. Google non può determinare se una pagina web viola il copyright, per cui si tratta solo di avvisi (notice) di violazione del copyright, cioè richieste di rimozione di un certo contenuto valide sulla base del DMCA, la normativa americana che detta le regole per la responsabilità degli intermediari della comunicazione e specifica le modalità per inviare una richiesta di rimozione di un contenuto in violazione del copyright (notice and takedown).

  • Google News, la Google tax e la retromarcia di Murdoch

    Google influenceLa guerra contro Google News è iniziata tempo fa, e non accenna ad arrestarsi. Numerosi editori hanno fatto pressioni affinché Google paghi per il "privilegio" di linkare titoli di articoli giornalistici, e quindi veicolare più traffico agli stessi giornali. Sarebbe come pagare per fare marketing, invece secondo gli editori è la giusta retribuzione per una sorta di furto "proletario" teso a diffondere informazioni gratuitamente e sottraendo guadagni ai giornali.

    La Google Tax tedesca
    Ad esempio, in Germania. Dopo una lunga gestazione, gli editori hanno ottenuto una legge dall'impronunciabile nome, Leistungsschutzrecht, ma che nel resto del mondo è conosciuta come Google Tax. Prevede che ogni portale o sito web commerciale che utilizza titoli o anteprime di articoli altrui, debba pagare una percentuale al titolare dei diritti dell'articolo.

  • Il copyright sull'insalata: YouTube cambia ContentID perché il sistema di protezione del copyright viola il copyright

    Copyright anche sull'insalata?Un appassionato di botanica realizza un video sulla coltivazione dell'insalata, e poi lo immette su YouTube. Nel video, oltre alla voce dell'utente non c'è alcuna musica, solo il cinguettio di uccelli di passaggio e rumori di fondo. Quindi nessun contenuto per il quale potrebbe essere rivendicato il copyright, eppure la società RumbleFish ha sostenuto che quel video violasse i suoi diritti d'autore.
    Rumblefish ha utilizzato gli strumenti messi a disposizione da Google, cioè ContentID, per dichiarare la sua titolarità sulla musica (sì, proprio sulla musica che non c'è!) presente nel video, e ha deciso di monetizzare il video, inserendo dei banner.
    Rumblefish prende soldi dalla pubblicità, pescando nell'orto di qualcun altro!

    L'autore del video, ovviamente stupefatto, replica alla comunicazione di YouTube e dichiara a sua volta che i contenuti immessi sono di sua esclusiva titolarità e che non c'è alcuna violazione del copyright. Il giorno dopo il suo reclamo viene respinto con questo messaggio:
    "All content owners have reviewed your video and confirmed their claims to some or all of its content:
    Entity: rumblefish Content Type: Musical Composition"

  • Google Glass e la privacy: sono legali in Europa?

    Google GlassNon ancora commercializzati, hanno già subito i primi ban. Il titolare di un bar di Seattle ha chiarito che i suoi avventori non potranno utilizzare i Google Glass all'interno del locale: "la gente vuole venire nel mio locale senza essere riconosciuta, né fotografata o filmata segretamente per finire immediatamente su Internet". Altri esercizi commerciali sono seguiti a ruota.
    Ovviamente si tratta più che altro di un tentativo di pubblicità, dato appunto che i Glass entreranno in commercio, forse, per la fine dell'anno.

    I Google Glass, l'ultimo prodotto della casa di Mountain View, valutati come migliore invenzione del 2012 da Time Magazine, sono occhiali dalla foggia futuristica che inglobano le funzioni di uno smartphone. La caratteristica principale è la videocamera che, se accesa, riprende tutto ciò che vede chi li indossa. Un led indica a chi sta di fronte che i Glass sono accesi e in fase di registrazione. Le immagini vengono registrate e inviate all'account Google dell'utilizzatore, da dove possono essere condivise su un social network con un semplice comando vocale.
    I Glass sono un'implementazione della "realtà aumentata", le lenti infatti fungono da headup display sul quale vengono proiettate immagini, testi, fotografie e dati sugli oggetti inquadrati, quindi informazioni che arricchiscono la percezione sensoriale dell'utente.

  • Oracle vs Google: le API Java e il copyright

    Aggiornamento 28 maggio 2016
    Un tribunale americano, a chiusura della vicenda, ha sostenuto che l'utilizzo delle API Java da parte di Google ricade sotto la tutela del fair use, quindi Google non ha commesso alcun illecito né deve pagare i diritti a Oracle. Oracle ha annunciato l'intenzione di presentare appello.
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    Il 9 maggio (causa 1021-2022/2013) una Corte Federale Usa, ribaltando il verdetto di primo grado, ha dichiarato che le API Java sono soggette a copyright. Si tratta di una sentenza che ha fatto molto scalpore, per le conseguenze che implica.

  • Google-Vividown: assoluzione completa per i dirigenti di Google

    GoogleCon la sentenza 5107 del 3 febbraio 2014 la terza sezione penale della Corte di Cassazione mette la parola fine alla vicenda iniziata nel 2006. In primo grado 3 dirigenti di Google Italia erano stati condannati, poi in appello la riforma della sentenza con assoluzione, che adesso viene confermata in Cassazione.

    La Cassazione chiarisce che Google Video è un fornitore di hosting, quindi un intermediario della comunicazione che svolge un ruolo meramente tecnico e passivo. In tal senso non ha alcun controllo sui dati memorizzati sui server dai suoi utenti e non contribuisce in alcun modo alla loro scelta, alla loro ricerca o alla formazione del file che li contiene, "essendo tali dati interamente ascrivibili all'utente destinatario del servizio che li carica sulla piattaforma messa a sua disposizione".

    Precisa ulteriormente che il titolare del trattamento non è Google, che quindi non ha alcun obbligo di sorveglianza dei dati immessi sul sito dai suoi utenti, ed è tenuto solo a fornire l'informativa all'utente. Il titolare del trattamento, cioè colui al quale competono le decisioni in relazione alle finalità e modalità di trattamento dei dati personali, è il soggetto che provvede materialmente alla raccolta dei dati e li immette in rete. Nel caso specifico è l'utente (uploader) che ha filmato il video e che quindi avrebbe dovuto ottenere dal disabile il consenso al trattamento dei suoi dati personali (sensibili in quanto inerenti la salute).
    Infine non sussiste in capo al provider alcun obbligo sanzionato penalmente di informare il soggetto che ha immesso i dati della necessità di fare applicazione della normativa sul trattamento dei dati.

    Nel confermare la sentenza di appello, la Suprema Corte fa riferimento ai pareri del Gruppo Articolo 29 e le decisioni della Corte di Giustizia europea.

  • Google e la neutralità dei motori di ricerca tra Usa e Europa

    search-neutrality
    Due notizie riportano alla ribalta il problema della neutralità dei motori di ricerca (search neutrality).

    Il tribunale di San Francisco rigetta la richiesta del titolare del sito Coastnews.com, il quale aveva citato in giudizio Google, quale gestore dell'omonimo motore di ricerca, sostenendo che l'azienda di Moutain View avrebbe deliberatamente retrocesso il sito nell'indice del motore. Inoltre Google avrebbe anche smesso di fornire banner pubblicitari al sito nell'ambito del programma pubblicitario AdSense. A riprova del comportamento anticoncorrenziale, Coastnews evidenzia come il medesimo sito è in posizioni ben più alte nei motori di ricerca concorrenti, Bing e Yahoo.

    Google si difende sostenendo che la decisione di non fornire più pubblicità al sito è una conseguenza della presenza di foto di nudo su alcune pagine del sito (foto riprese su spiagge di nudisti), e nella policy di AdSense è ben precisato che le foto di nudo determinano l'esclusione dal programma. Per quanto riguarda la retrocessione nell'indice di ricerca, Google sostiene che la redazione dell'indice è esercizio della libertà di espressione, quindi tutelata dal Primo Emendamento. In tale prospettiva rimanda a precedenti decisioni, una riguardante il motore di ricerca Baidu, ma in particolare la decisione Blatty vs N.Y Times, nella quale il giudice sentenziò che la redazione di una lista di best-seller da parte di un editore di libri è, appunto, esercizio della libertà di espressione, quindi tutelata dal Primo Emendamento.