Il revenge porn (revenge pornography) o anche sextortion, è un fenomeno consistente nella diffusione di immagini o video sessualmente espliciti raffiuguranti dei soggetti specifici senza però il loro consenso.

Tale diffusione è il mezzo utilizzato per ricattare le persone riprese nei video o comunque danneggiarne la reputazione. Spesso la diffusione di immagini sessualmente esplicite avviene a seguito della fine di una relazione sentimentale ed è utilizzata come strumento di vendetta, generalmente nei confronti della donna. Da cui revenge (vendetta). Il revenge porn riguarda la diffusione delle immagini o video, non la produzione delle stesse che, però, può determinare altre problematiche (vedi sexting). 

Si tratta di un fenomeno molto grave, di fatto è una forma di esercizio di potere specialmente sulle donne. Sono episodi che hanno pesanti ripercussioni sulle vittime, a livello psicologico, spingendole talvolta a gesti estremi. Gli episodi sono sempre più numerosi al punto che si stanno moltiplicando le richieste di una specifica normativa di contrasto. 

Fino al 2019 non esisteva in Italia una legge specifica a tutela delle vittime del revenge porn. Quindi il relativo comportamento poteva rientrare, a seconda dei casi, in vari tipi di illeciti:
- diffamazione (art. 585 codice penale, reclusione da 6 mesi a 3 anni);
- stalking (art. 612 bis codice penale, reclusione da 6 mesi a 5 anni);
- interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.);
- pubblicazioni e spettacoli osceni (art. 528 c.p.); 
- estorsione (art. 629 codice penale, reclusione da 5 a 10 anni);
- trattamento illecito di dati (art. 167 Codice Privacy, che prevede come elemento caratterizzante non solo il profitto ma anche il danno arrecato alla vittima in alternativa, compreso il danno d'immagine e reputazionale, così coprendo le fattispecie di revenge porn). 

 

Legge 69 del 2019

Con la legge 69 approvata il 17 luglio del 2019 è stato introdotta una serie di norme che mirano a rafforzare specificamente la protezione per i soggetti colpiti da comportamenti di revenge porn. La legge prevede per le autorità l'obbligo di ascoltare la persona offesa dal reato entro 3 giorni dalla denuncia. Si prevede anche che la polizia giudiziaria debba riferire immediatamente dell'acquisizione della notizia di reato al pubblico ministero. 

La legge 69/2019 stabilisce che chiunque, avendo realizzato oppure sottratto immagini o video sessualmente espliciti, li diffonde a sua volta senza il consenso delle persone ritratte, è punito con la con la reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5mila e 15mila euro. La pena è aggravata se i fatti sono commessi nell'ambito di una relazione affettiva, anche cessata, oppure con l'impiego di strumenti elettronici. 
La stessa pena si applica a chi, pur non avendo realizzato o sottratto il video, lo riceve o comunque lo acquisisce e lo diffonde senza il consenso delle persone ritratte. 

Art. 612-ter. - (Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti)
Salvo che il fatto 
costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000. 
La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.
La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.
La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. 
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d'ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio. 

Ovviamente permane sempre la possibilità di agire in sede civile per il risarcimento dei danni occorsi alla vittima. 

  

Come difendersi

Segnalare il contenuto illecito 
La prima cosa da fare è contattare il social network o la piattaforma sulla quale è presente l'immagine, segnalare l'immagine. Tutte le piattaforme offrono la possibilità di segnalare post, immagini o video, contenuti che violano i loro termini di servizio. Oltre alla rimozione delle immagini si potrebbe anche ottenere la sospensione dell'account della persona che ha pubblicato il contenuto illecito. E' inutile cercare di convincere l'ex partner che ha pubblicato l'immagine a rimuoverla. 

Denunciare alla Polizia
Prima di segnalare l'immagine occorre raccogliere tutte le prove possibili sulla presenza del contenuto illecito online e su chi (presumibilmente) ha pubblicato il contenuto. Vanno bene anche screenshot o fotografie. Con questo materiale si può denunciare alla Polizia il fatto per ottenere la punizione del colpevole. E' essenziale procedere con la denuncia, per evitare che si generi l'idea che tali fatti non siano punibili e quindi possano ripetersi.