Il falso profilo virtuale

La creazione di un falso profilo virtuale su un social network o in genere in rete, va a ledere il bene giuridico dell'identità personale del soggetto impersonato, come tutelato dall'articolo 2 della Costituzione. E' ovvio che l'individuo al giorno d'oggi deve essere protetto anche nella sua dimensione di utente della rete. Ogni essere umano ha pacificamente il diritto a vedere riflessa nella società una rappresentazione di sé che corrisponda alla sua reale identità. 
L'identità digitale, infatti, è ormai espressamente tutelata ai sensi dell'articolo 9 del D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito dalla legge 15 ottobre 2013 n. 119, che inserisce nell'articolo 640 ter del codice penale (frode informatica) un aggravio di pena per l'ipotesi in cui il fatto sia commesso "con furto o indebito utilizzo dell'identità digitale". 

Nel momento in cui tale rappresentazione di sé è alterata o mortificata a causa dell'indebita intromissione di un terzo, questi sarà chiamato a rispondere, anche penalmente, della distorsione dell'altrui immagine. 

 

Sostituzione di persona

Nel nostro ordinamento non esiste un articolo specifico che punisce il "furto di identità", ma vi sono numerose ipotesi che si possono adattare al caso specifico. In particolare è l'articolo 494 del codice penale che più facilmente si adatta a tale compito, punendo il reato di sostituzione di persona

La norma punisce la condotta di "chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici".
Questo, però, solo se il fatto non costituisce altro delitto contro la fede pubblica. Si pensi ai casi in cui il reato si realizza mediante falsificazione di una scrittura privata o falsa attestazione ad un pubblico ufficiale. E', invece, configurabile un concorso con norme poste a tutela di beni giuridici differenti dalla pubblica fede (truffa, frode informativa, accesso abusivo ad un sistema telematico).  

Oggetto della tutela della norma è l’interesse riguardante la pubblica fede, in quanto questa può essere sorpresa da inganni relativi alla vera essenza di una persona o alla sua identità o ai suoi attributi sociali. Per lesione alla fede pubblica si deve intendere la falsità che ha la capacità di ingannare il pubblico, cioè un numero indeterminato di persone. Ciò dipende generalmente dalla fiducia che le persone ripongono in segni o attestazioni, e tale affidamento consente l’inganno dei terzi. 
Il legislatore ha ravvisato in questi inganni una costante insidia alla fede pubblica, e non soltanto alla fede privata e alla tutela civilistica del diritto al nome. Il discrimine tra la fattispecie penale della sostituzione di persona e la semplice lesione di stampo civilistico è, quindi, proprio nel concetto di fede pubblica, in quanto l’inganno supera generalmente la ristretta cerchia di un determinato destinatario.  

L’art. 494 prevede quattro ipotesi attraverso le quali si perfeziona il reato: 
1)    sostituzione fisica della propria all’altrui persona, che consiste nell’assunzione di contegni idonei a far apparire la propria persona diversa da quella che è; 
2)    attribuzione a sé o ad altri di un falso nome, laddove per nome si intende uno qualsiasi dei contrassegni di identità, come il prenome, il nickname, il luogo di nascita, la paternità, ecc….; 
3)    attribuzione di un falso stato, cioè la condizione complessiva della persona nella società, comprendente la cittadinanza, la capacità di agire, la potestà familiare, la condizione di coniugato, i rapporti di parentela, ecc…; 
4)    attribuzione di una qualità cui la legge collega effetti giuridici (come nel caso di chi dichiari di aver raggiunto la maggiore età), purché la qualità in questione sia essenziale per la realizzazione dell’atto giuridico. 

Quindi, il delitto in questione non è a forma libera ma si realizza solo nelle ipotesi predeterminate, e si consuma con l’induzione in errore della terza persona. Questo comporta necessariamente un comportamento positivo dell’agente. 
Occorre tenere presente che la "sostituzione" di persona può talvolta assumere confini incerti. Ad esempio, il reato potrebbe realizzarsi attribuendosi (qualità a cui la legge collega effetti giuridici) i codici identificativi dell'home banking, le chiavi di accesso ad aste online o a servizi online (una mail, ad esempio per trasferire su un altro l'obbligo di pagare beni acquistati in rete). 

Perché sia configurato il reato, però, questo deve essere commesso al fine di procurare a sé od altri un vantaggio, oppure per arrecare ad altri un danno, anche se il vantaggio non deve essere necessariamente ingiusto. 

 

Casi concreti

Tale delitto è particolarmente facile da realizzare in rete. Tra l'altro, si tratta di un reato che prevede una responsabilità dei genitori per i fatti commessi dai figli minorenni. 

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, integra il reato in questione la condotta di colui che crei ed utilizzi un "profilo" su social network, utilizzando abusivamente l'effige di una persona del tutto inconsapevole, al fine di comunicare con altri iscritti e di condividere materiale in rete (Cassazione penale 16 giugno 2014, n. 25774). Come anche chi utilizza foto altrui come immagine del proprio profilo Facebook (Cassazione Penale, 30 gennaio 2018, n. 4413). 
Anche la creazione di un account di posta elettronica con un nominativo diverso dal proprio può configurare il reato di sostituzione di persona purché il gestore, o gli utenti, del sito, siano tratti in inganno credendo erroneamente di interloquire con una determinata persona mentre si trovano ad avere a che fare con una persona diversa. Questo è quanto stabilisce la sentenza della Cassazione n. 46674 del 8 novembre 2007, la quale ritiene configurati tutti gli elementi del reato in una ipotesi come quella dell’esempio, cioè l’inganno, l’induzione in errore e l’insidia alla fede pubblica. 
Ancora, possiamo considerare il caso di chi divulga un numero di cellulare altrui come se fosse il proprio, così ingannando l'interlocutore sulla propria identità (Cass. 18826 del 2013). 

È importante evidenziare, data la facilità con la quale in rete si può creare una personalità virtuale, che un elemento essenziale, dal quale non si può prescindere, per configurare il reato di sostituzione di persona è la presenza di un dolo specifico, appunto consistente nel perseguimento di una finalità di vantaggio, proprio od altrui, o di un danno altrui. L’accertamento del dolo è opera del giudice, è deve essere quanto mai rigoroso. Nei casi menzionati consisteva nelle diverse telefonate di uomini che chiedevano alla vittima del reato incontri sessuali.
In assenza di questi elementi, però, il fatto potrebbe comunque costituire altro tipo di reato, come l’accesso abusivo ad un sistema informatico

 

Trattamento illecito di dati

Ricordiamo, infine, che aprire un indirizzo di posta elettronico utilizzando i dati personali di una persona realmente esistente, con la volontà di recare a quest’ultima un nocumento, realizza non solo il reato di sostituzione di persona, ma anche quello di cui all’art. 167 del D. Lgs 23 giugno 2003 n. 196 (Codice della privacy). Tale condotta costituisce una vera e propria sostituzione di identità che permette all’agente di concludere contratti con il provider per l’erogazione di servizi, in nome e per conto di terzi. Per questo il Garante per la protezione dei dati personali ha ricordato che la circostanza che gli indirizzi email siano conoscibili da una pluralità di soggetti non li rende liberamente utilizzabili e non autorizza comunque l’invio di informazioni, di qualunque genere, senza un preventivo consenso.