Facebook

Social network

  • dislikeIl Centro indipendente per la Protezione della privacy (ULD) dello stato tedesco di Schleswig-Holstein qualche giorno fa ha dichiarato illegale il pulsante “Like” (mi piace) di Facebook.
    Secondo il Garante del lander tedesco, Facebook, tramite il tasto in questione, ha la possibilità di carpire dati personali degli utenti e quindi di realizzarne una profilazione (il pulsante consente di seguire la navigazione degli utenti), aiutata anche dal fatto che l’azienda americana richiede l’uso di nomi reali. Tale profilazione, però, è vietata dalle norme in materia di protezione dei dati personali (Federal Data Protection Act). Il Garante tedesco ha specificato che, secondo le sue analisi, chi utilizza un plugin su Facebook o comunque lo visiti, può essere monitorato dalla società americana per due anni.

  • Facebook e la privacyNelle ultime settimane si sono susseguiti gli annunci di modifiche alle funzionalità del social Facebook. Numerose le innovazioni introdotte o ancora da introdurre, come ad esempio la Timeline che sostituirà il profilo consentendo di presentare e recuperare facilmente tutti i contenuti inseriti da un utente nelle pagine del social. Tutto ciò che noi immettiamo od avremo immesso in Facebook diventerà visibile, ricercabile, organizzabile, per sempre, basterà ben poco per scorrere indietro nel tempo ciò che eravamo decenni prima, ciò che dicevamo, ciò che abbiamo fatto, insomma per scavare nel nostro passato.
    Una vera e propria rivoluzione per consentire agli utenti di sentirsi come a casa, così ha detto il patron di Facebook, ma a ben pensarci si potrebbe rivelare più probabilmente un vero e proprio incubo.

  • Mark ZuckerbergIo sono il primo ad ammettere che abbiamo fatto un sacco di errori” (I'm the first to admit that we've made a bunch of mistakes).
    Queste le parole di Mark Zuckerberg, Ceo di Facebook, nell’annunciare l’accordo con la Federal Trade Commission statunitense in materia di privacy.
    Da tempo il noto social network era sotto pressione per l’allegra gestione dei dati degli utenti, in particolare gli si additavano le troppo frequenti innovazioni che rendevano difficile per gli iscritti raccapezzarsi tra le innumerevoli impostazioni per gestire la condivisibilità dei dati personali e dei contenuti. Un continuo rimescolio di settaggi sempre più spesso ispirati all’opt out, cioè di default i dati erano condivisi con gli altri, a meno che l’utente non disponesse diversamente all’interno del suo profilo. Con ovvie ricadute sugli utenti che, non consci dei continui cambiamenti, lasciavano i loro dati esposti al pubblico.

  • fb mailOvviamente parlando di "profilo" ci riferiamo alla pagina di presentazione di un account sul social network Facebook, ed in particolare alla mail di contatto. Nei giorni scorsi è accaduto, infatti, che tutti i profili Facebook hanno avuto una modifica inaspettata, cioè la mail indicata nelle informazioni di contatto, in basso nella pagina Info, è stata sostituita dalla mail di Facebook, tipo @facebook.com. Facebook ha eliminato la mail che l'utente aveva inserito nel suo profilo sostituendola con quella assegnatagli dal social network, rendendola visibile indipendentemente dal fatto se la mail di prima, in base a specifica scelta dell'utente, fosse visibile oppure no.

  • Riforma Privacy
    Nuova Privacy EuropaCirca un anno fa il commissario per la Giustizia alla Commissione Europea, Viviane Reding, ha presentato la riforma della normativa europea sulla privacy. Originariamente pensata come direttiva, invece dovrebbe vedere la luce quale Risoluzione, quindi entrare in vigore automaticamente nei paesi membri, senza necessità di recepimento. Il termine prefissato è slittato nel tempo, dal giugno del 2012 al 2016. La riforma, infatti, si fa strada con notevole lentezza attraverso le varie Commissioni, a causa delle pressioni lobbistiche provenienti in particolare dal governo americano e dai suoi alleati aziendali.
    Infatti la nuova normativa si applicherà a tutte le aziende che trattano dati di utenti europei, indipendentemente dalla sede, e quindi i giganti americani del web dovranno garantire un livello di protezione dei dati pari a quello che offrono le aziende europee, pena pesanti sanzioni. Secondo uno studio della Boston Consulting, per gli americani i dati degli europei valgono circa 1000 miliardi.

  • A due anni dall'acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook, quest'ultima avvia la condivisione dei dati tra i due servizi innescando problemi di privacy. Negli USA partono le accuse di violazione della regolamentazione e in Europa le autorità vigilano.
     

  • Facebook censura la famosissima immagine della Napalm Girl, scattata durante la guerra in Vietnam, scambiandola per una foto di mero "nudo". La protesta dell'opinione pubblica fa cambiare idea al social network, ma rimangono in sospeso troppe domande, sulla gestione allegra della storia e delle notizie. 

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